Unione Speleologica Pordenonese
Comunicato n. 01/10 bis
I Gruppi Speleologici del
pordenonese uniti in nuove importanti esplorazioni a Pradis.
Sabato
scorso, dopo un anno di preparativi, è stata portata a termine
la prima parte del progetto di immersione speleosubacquea nei
sifoni terminali del complesso carsico denominato “Complesso
La Val-Mainarda-Noglar-Battei” in Comune di Clauzetto.
Questo sistema carsico si sviluppa nel
calcari delle prealpi di Clauzetto, nella zona di Pradis di
Sotto, presso gli abitati di Battei e Gerchia, ove affiora uno
zoccolo calcareo, delimitato dai torrenti Rio Secco e Cosa,
sotto i contrafforti delle cime Cuesterelde e Dagn, dalle
caratteristiche idrogeologiche uniche.
Qui il fenomeno carsico è noto ai più grazie
alle “Grotte Verdi”, luogo ove si svolgono visite turistiche e
manifestazioni varie, ma che è assolutamente marginale rispetto
ai complessi celati nelle profondità della montagna, praticabili
solo per esperti speleologi.
All’interno di quelle rocce, infatti, si estende per oltre 6
chilometri un intricato reticolo di pozzi e gallerie,
perennemente ricco di torrenti e cascate d’acqua.
Un mondo “altro”, oltre le frontiere
geografiche di comune percezione.
L’acqua presente nelle rocce calcaree si
spinge in profondità fino a riempire completamente interi tratti
di gallerie e pozzi, formando quelli che in gergo sono chiamati
“sifoni”. Ed è in quei sifoni che oggi, a duecentocinquanta
metri di profondità, si sono concentrati gli sforzi degli
esploratori speleosubacquei per contribuire alle
conoscenze idrogeologiche e geografiche dell’area.
Per circa un anno gli speleologi, coordinati
da Ivan Castelrotto e Romina De Lorenzi, quest’ultima, tra
l’altro, oggi alla guida dell’Unione Speleologica Pordenonese
C.A.I., si sono impegnati ad attrezzare la via di discesa al
fondo estremo del complesso, lavoro ostacolato per alcuni
periodi dalle piogge che hanno reso inagibili le condotte,
specie in profondità. Durante la preparazione della via al fondo
sono state esplorate alcune vie in risalita e scoperti nuovi
importanti ambienti che aggiungono lunghezza al già cospicuo
metraggio del sistema carsico. Al termine di questi lavori
preparatori sono state realizzate le immersioni, rese possibili
grazie ad un lavoro di squadra tra i tre gruppi speleologici
provinciali, G.S.Pradis, G.S.Sacile e U.S.P. C.A.I. PN , che
hanno collaborato in uno spirito unico di solidarietà,
alternandosi nella discesa e risalita della grotta con pesanti
sacchi per il trasporto di grandi quantità di materiali
delicati.
Il sifone finale, posto alla base di una
diaclasi verticale, direttamente immergente in acqua dopo un
salto di circa 10 metri, è stato esplorato fino a 20 metri di
profondità, dal team speleosubacqueo composto da Ceschin
Daniele, Cirillo Daniele e Zanette Denis. senza che però se ne
intravedesse il fondo, anche a causa della torbidità dell’acqua
che ha pregiudicato la prosecuzione dell’immersione. Nella
stessa giornata è stato tentato l’attraversamento di un secondo
sifone posto più in quota, immersione sospesa sempre per
torbidità.
Un buon inizio che prelude ad una proficua
continuazione, considerando che già si pensa ad una prossima
esperienza per portare il limite delle esplorazioni più in
profondità.
U.S.P. CAI: @mail. gianpaolo.bat@libero.it
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