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Il
Notiziario
Lo sviluppo compatibile per le nostre montagnedi
Luigino Burigana

C’era anche una nutrita delegazione della nostra Sezione,
domenica 12 novembre 2006 a Casera ed a Forcella Palantina. Una
bellissima giornata di sole, una delle tante che ci ha regalato
lo straordinario autunno, faceva da splendida cornice al
diciannovesimo incontro di ambientalisti ed alpinisti in difesa
della foresta e delle montagne del Consiglio. Eravamo veramente
in tanti alla manifestazione indetta da CAI, WWF, Legambiente,
Mountain Wilderness, Italia Nostra, LIPU ed altre associazioni
ambientaliste. Eravamo in tanti, a mio avviso, perché la
questione è tornata prepotentemente all’ordine del giorno e la
giornata del 12 è stata preceduta da polemiche, alcune delle
quali anche aspre. Come periodicamente accade ormai da decenni
si è riparlato di possibile collegamento sciistico tra Alpago e
Piancavallo.
Collegamento che avverrebbe anche attraverso la bellissima conca
nell’eccezionale scenario che ci ha accolto quella domenica.
Tanto si è già detto e scritto su questa sciagurata ipotesi. Chi
conosce la località, chi non vi è mai stato è bene che almeno
una volta, se può, ci vada per rendersi conto “de visu”, ben
percepisce di quale orrendo scempio tratterebbesi. La cosa
parrebbe, al momento, ancora una volta rientrata. Sono
estremamente convinto che, a suo tempo, questo progetto non s’è
realizzato solo per la ferma opposizione degli ambientalisti
che, facendo leva su di una per fortuna crescente sensibilità
ecologista, hanno saputo creare consenso popolare che è stato in
grado anche di modificare opinioni politiche, e mi ricordo,
anche in qualità di ex amministratore pubblico che come poté si
oppose, i consensi ed i convegni organizzati a sostegno di tale
ipotesi che trovava completamento anche nel collegamento viario
Consiglio – Cavallo ottenibile con l’allargamento e la parziale
rettifica della cosiddetta ”dorsale”, sicura premessa , a mio
avviso, ad uno sviluppo anche edilizio. Di sicuro molti
sbancamenti e molto denaro, naturalmente, pubblico. La cosa,
dicevamo, pare al momento rientrata ma non è proprio il caso di
abbassare la guardia. Altra faccenda e, purtroppo, altri
sviluppi per quanto attiene Piancavallo.
Chi quella domenica è salito a Forcella Palantina ha potuto
rendersi conto di persona quale sconquasso abbia già comportato
il realizzarsi della pista Tremol 2. E, ripeto volutamente il
purtroppo, non è finita. La Regione Friuli Venezia – Giulia ha
stanziato, in un triennio, 17 milioni di Euro per quanto
riguarda l’opera già compiuta ed altre in progetto, alcune delle
quali interessanti anche Col Corner in Comune di Budoia. Un
doveroso inciso per segnalare che tutto ciò trova in Antonio
Zambon, sindaco di quel Comune, un tenace e convinto oppositore.
A lui tutta la nostra solidarietà. C’è da aggiungere che quei 17
milioni sono solo una piccola parte di denaro pubblico che la
nostra Regione intende investire in ampliamenti ed
ammodernamenti degli impianti sciistici esistenti in F.V.G..Sarebbe
fin troppo facile, in tempi di ristrettezze economiche e di
conseguenti sacrifici, la polemica e la critica severa. Mi
limito ad una domanda: “ Non ci sono altri problemi da risolvere
nella nostra Regione ed in una scala di valori trattasi questa
di una priorità?” Io credo che per quanto riguarda Piancavallo
sia opportuno e necessario prendere posizione per dire forte e
chiaro: “BASTA!” Basta denaro pubblico, sarebbe interessante
conoscerne l’entità spesavi dalla sua nascita, per impianti già
ora ampiamente sottoutilizzati in una località che, in molte
annate, marca uno scarso innevamento. Basta denaro pubblico per
nuove piste da discesa che rappresentano impatti ambientali non
più accettabili. Basta denaro pubblico per creare nuovi impianti
d' innevamento artificiale che devono utilizzare le poche
risorse idriche. A proposito siamo proprio del tutto sicuri che,
come ci viene detto, il crescente utilizzo di additivi chimici
per produrre la neve, considerato l’aumento medio delle
temperature, sia del tutto innocuo e non inquini le falde?
Personalmente ritengo che per Piancavallo sarebbe sicuramente
sufficiente una buona manutenzione degli impianti esistenti. Ci
sono possibilità di andare in montagna, anche d’inverno, in
maniera diversa. Si è formata nel corso degli anni una nuova
cultura, una nuova cultura che apprezza l’ambiente quando lo
stesso è stato rispettato e non violentato. Preservare
l’ambiente naturale è quindi premessa di un suo corretto
utilizzo come risorsa. Vanno quindi incentivate e sostenute
iniziative in questo senso. Salvaguardare la montagna passa
anche attraverso una sua frequentazione e creando le condizioni
perché la gente continui a vivervi. Non sono mai stato un
cultore dei cosiddetti “ bei tempi d’una volta” o almeno, di
tutti gli aspetti dei “ bei tempi d’una volta”. Essi
rappresentavano anche per le classi meno abbienti, fame, miseria
precoce invecchiamento e vita media molto più bassa
dell’attuale. La vita in montagna, in questo senso, era
particolarmente difficile. Non sono mai stato favorevole neanche
alla tesi che la salvaguardia della montagna passi attraverso la
sua scarsa frequentazione. E’ una concezione aristocraticamente
elitaria che assolutamente non condivido. E’ semmai, da porsi il
problema di un’adeguata educazione al “come” la si frequenta e
nel contempo la si rispetta. Significamene positiva in questo,
mi pare, l’azione complessiva del CAI. Sono favorevole a che la
bellezza delle montagne siano, compatibilmente con la
preparazione e le condizioni fisiche di ognuno, il più possibile
popolarmente accessibili. Incentivare, quindi, attività non
impattanti come lo sci da fondo, l’uso delle ciaspe, lo sleeding
dog, battere percorsi da farsi semplicemente con gli scarponi e
le ghette.
Ciò quando l’ambiente è innevato, situazione non sempre scontata
sui nostri monti. Altrimenti si può continuare anche d’inverno
con un minimo d’equipaggiamento a fare dell’escursionismo.
Questo per l’inverno, più in grande promuovere ricerca storica e
scientifica da mettere poi a disposizione. Favorire
concretamente e sostenere finanziariamente la costituzione di
aziende e cooperative, soprattutto di giovani, per la produzione
e la commercializzazione di prodotti tipici e veramente
biologici. Preparare giovani che possano fungere da guide.
Conosco diverse realtà, in Toscana ad esempio, ove ai gruppi è
consentito l’accesso e la percorribilità dei sentieri solo se
accompagnati, appunto, da guide locali. Ambiente quindi come
risorsa che, senza falsi moralismi, può anche essere reddito.
C’è sicuramente da investire, basterebbe una piccola parte dei
17 milioni, per rendere un po’ più transitabili e sicure alcune
strade bianche non chiuse al traffico e che servono, tra
l’altro, alcune malghe ancora preziosamente in attività. Nel
caso della “dorsale”, prima citata, possiamo ben dire di essere
passati, come si suol dire, ”dalle stelle alle stalle”. Dai
progetti semi faraonici si è passati ad una situazione ove, a
causa dell’assoluta mancanza di un minimo di manutenzione,
interi tratti, in particolare modo nei Comuni di Caneva e
Polcenigo, sono praticamente quasi intransitabili ai veicoli
normali.”Cum grano salis” dicevano gli antichi. La bella
giornata di domenica 12 si è conclusa con l’impegno, già
fissato, a ritrovarsi il prossimo anno che sarà tra l’altro il
ventesimo. Quindi, per questo, da festeggiare. Spero vivamente
di potervi scrivere, in un prossimo futuro, intervenendo con
notizie positive in un articolo più ottimistico del presente.
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