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Il
Notiziario
Piancavallo fra
tradizione ed attualità
a cura della Redazione
Per la stesura di questo articolo si ringraziano: Bruno
Asquini, Giorgio Fornasier, Alleris Pizzut, Vladimiro
Toniello, Tullio Trevisan, Luciano Zanuttini.

È stato uno dei
punti più alti dell'attività svoltasi tra il 2006 e il 2007, il
convegno sulle tematiche di Piancavallo svoltosi il 19 Aprile u.
s. nell'Aula Magna del Centro Studi di Pordenone. Un convegno
che non ha forse avuto un enorme successo sotto il profilo delle
presenze, ma che ha invece messo in evidenza la grande
importanza di sottolineare la posizione ufficiale del Club
Alpino Italiano su una tematica, quella di Piancavallo, che sta
particolarmente a cuore non solo alla stessa Associazione in
quanto tale ma a tutti i suoi Soci. Una posizione non dura, non
di mera opposizione a qualsiasi proposta calata dall'alto, ma
comunque ferma, decisa, non disposta a compromessi di sorta,
allo scopo di conservare un ambiente specifico, punto di
riferimento da sempre per tutti gli amanti della montagna
pordenonese. Se era lecito non attendersi una grande
partecipazione di politici - sono state comunque apprezzate le
presenze di Gina Fasan e del nostro socio Maurizio Salvador - ha
forse stupito l'assenza di alcune persone di riferimento
appartenenti al Cai; poco conta perché tutto ciò non ha
modificato né il livello degli interventi, davvero alto, né
quello dell'attenzione della platea. In sostanza, il convegno ha
ribadito la totale contrarietà della nostra Associazione a nuovi
impianti a Piancavallo e la preoccupazione per lo stato di
avanzamento della progettazione di nuove opere. Come più volte
sottolineato dai relatori una scelta di fatto suicida, dai costi
elevatissimi per la comunità e dal ritorno in termini economici
pressoché nullo. In Europa, stanti le condizioni climatiche, le
stazioni sciistiche sotto una certa quota - e Piancavallo è
abbondantemente sotto - non vengono più implementate e nemmeno
rinnovate. Perché di neve, sotto quelle quote, non se ne parla,
considerato il mutare costante delle condizioni climatiche a
causa dell'effetto serra e ad altri fattori rilevanti. Ecco
perché a dare una mano alla tutela di Piancavallo potrebbe
essere la natura stessa, che con il riscaldamento del nostro
pianeta renderebbe di fatto inutile la creazione di nuove piste
e con essa lo scempio che qualcuno vorrebbe effettuare su un
contesto montano del tutto unico nel suo genere.
Il Prof. Vladimiro Toniello ha illustrato le
peculiarità geologiche, geomorfologiche e paleontologiche della
zona Cavallo-Cansiglio esponendo come gli studiosi fin dalla
fine del IXX° secolo abbiano riconosciuto esservi i resti di
un'antica barriera corallina del Cretacico medio superiore
costituito da un'infinità di organismi. Per circa 60milioni di
anni tale situazione restò immutata accumulando sul fondo marino
circa 600 metri di sedimenti che si trasformarono in roccia
ricca di fossili, chiamata dai geologi “Calcare del Monte
Cavallo”. Circa 10-5 milioni di anni fa le spinte tangenziali da
Sud provocarono l'emersione dal mare delle rocce che formarono
il gruppo del Cavallo con la grande spianata del Pian Cavallo,
mentre ad Est gli strati si piegarono con un abbassamento,
formando l'altopiano del Cansiglio che, in un secondo periodo,
si spostò verso la pianura sovra scorrendo sugli strati
sottostanti. Il relatore ha continuato parlando poi
dell'evoluzione glaciale del quaternario che ha fortemente
inciso sulle caratteristiche e peculiarità morfologiche mettendo
in evidenza le particolari condizioni tettoniche, litologiche e
l'elevato grado di piovosità che hanno sviluppato un carsismo di
notevole interesse. Ha rivolto infine l'attenzione sulla
situazione idrologica legata a quel bene prezioso che è l'acqua,
chiamando in causa, a tal proposito, il senso di responsabilità
di coloro che in qualsiasi modo apporteranno anche la pur minima
modificazione della morfologia esterna del territorio, ribadendo
che un qualsiasi aumento del carico antropico dovrebbe venire
preso in un'attenta e riflessiva considerazione.
Una figura molto nota nel nostro ambiente, lo storico Tullio
Trevisan del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna, ha
illustrato in modo esauriente il valore secolare di questa zona
tanto per la conoscenza e l'esplorazione, quanto per la nascita
e lo sviluppo del movimento alpinistico nel Friuli occidentale.
Nel ricordare come nel lontano 1726 il naturalista Zanichelli e
il botanico Stefanelli, sono per primi saliti sulla cima più
alta del gruppo- il Cimon del Cavallo o Cima Manèra- ha voluto
precisare che, nonostante i due fossero spinti da motivi
scientifici, questa è divenuta un' impresa memorabile per
l'alpinismo in quanto risulta la prima salita nota e documentata
nelle Alpi Orientali. Ha continuato rievocando i numerosi
studiosi internazionali che dalla fine del '800 si sono
succeduti nella perlustrazione e nelle salite delle varie cime
del gruppo. Ha ribadito come questa zona controversa abbia avuto
un'importanza determinante nel generare l'amore per la montagna
tra le genti della vicina pianura. Ha elencato i tanti
personaggi che ne hanno propagato la comune passione e il forte
spirito di aggregazione. L'entusiasmo e l'impegno di quei
benemeriti crebbe a tal punto fino a fondare, nel 1925, una
Sezione del Club Alpino Italiano a Pordenone. Nell' agosto dello
stesso anno, alla presenza di 300 persone fu inaugurato il
Rifugio Policreti, proprio al centro del Piancavallo, che
divenne la prima base operativa per l'alpinismo pordenonese e
dei paesi vicini. Purtroppo questa storica opera appartenente
alla Sezione, subì le nefaste conseguenze del periodo bellico e
nel 1944 fu distrutta e data alle fiamme. La volontà di
ricominciare e continuare dopo quel triste periodo non si
fermò, tanto che in località Busa di Villotta ebbero inizio e
si completarono nel '56/57 i lavori che portarono alla
costruzione del Rifugio Pian Cavallo. Per diversi anni si poté
godere di un ambiente sano e naturale, intraprendendo quelle
attività che oggi sono state fortemente compromesse da
differenti modi di intendere la montagna.
Tra le partecipazioni più interessanti va citato senza dubbio
quella di Giorgio Fornasier, responsabile del
Gruppo Speleologico. Ha parlato dell'elemento carsico partendo
dall'aspetto geologico (il territorio è un tipico altopiano
costituito da calcari di scogliera molto puri) evidenziandone
la morfologia (aree di doline e inghiottitoi) e soffermandosi
sul clima (la dorsale Cavallo-Cansiglio è una barriera per le
masse d'aria calda e umida e proprio per questo provoca
precipitazioni annuali fra i 1700 e 1900 mm. con temperature
medie di 11-12°). Ha fatto il punto sulla presenza di grotte in
tutta la zona ed in particolare nell'area tra il Col Cornier e
la Val Sughèt ( ben 201 siti). Grazie anche ad una visione
satellitare, ha continuato Fornasier, è chiaro in modo
inequivocabile come le piste da sci abbiano pesantemente segnato
il territorio, tracciando profonde ferite nel panorama alpino
visibili da molto lontano e come le stesse abbiano devastato le
entrate degli inghiottitoi. Con il supporto di alcune foto, ha
infine spiegato come l'inquinamento derivante da interventi
umani (pozzi neri, scarichi a perdere, sale, antighiaccio e
numerosi agenti chimici usati nell'innevamento artificiale )
verificatosi in quota, abbia provocato un'alterazione
dell'acqua prodotta che, dopo un percorso sotterraneo, si
propagherà nella sottostante pianura. La stessa azione
dell'inquinamento provoca anche un costante e dannoso aumento
nello scioglimento della neve che nel passato era fortemente
presente nel fondo di tutte le cavità naturali.
Luciano Zanuttini, responsabile della Sezione per la sentieristica, ha
esordito parlando degli interventi operati in loco che vanno
dalla semplice pulizia, alle complicate operazioni di
sistemazione del fondo naturale; lavori curati da molti anni
nella zona del Piancavallo ed effettuati dai Soci della
Sottosezione di Aviano. A quest'ultima è stata assegnata la
gestione della Casera Capovilla, che dovrebbe diventare Centro
Escursionistico del Piancavallo. Ha esposto come si vogliono
esaltare, grazie ad una delle costruzioni più vecchie
dell’altipiano, l’aspetto storico e naturalistico, rendendo nel
contempo più rapido e facile l’identificazione di un sito da
dove poter intraprendere le principali escursioni. Purtroppo, in
questi ultimi anni, la direttrice di questi itinerari è stata
modificata a causa dello sviluppo sciistico considerando che la
costruzione della nuova seggiovia ha distrutto per buona parte
l'importante vecchio percorso con segnavia CAI 993. Quando
parliamo di sentieri, ha proseguito Zanuttini, dobbiamo
immaginare delle “silenziose strade” che mettono in
comunicazione un luogo con un altro: il valore in tal senso di
Piancavallo è aumentata dal fatto che la rete di sentieri
esistente consente di raggiungere alcune località di grande
interesse ambientale come la Foresta del Cansiglio, Tambre in
Alpago, il Rifugio Semenza, la zona di Barcis, la Pedemontana
Avianese e, dallo scorso anno, anche Dardago attraverso la Valle
della Stùa.
Anche l’Alpinismo Giovanile, tramite l’Accompagnatore
Nazionale Alleris Pizzut, è intervenuto in
occasione del convegno su Piancavallo: un intervento che è
partito dal concetto del “no-limits”, dal fatto che ogni azione
venga ispirata a questo “modus vivendi”. Pizzut ha sottolineato
come anche il piano industriale 2006-2010 di Promotur, segua
questo concetto. E' possibile facilmente comprendere che una
Società di queste dimensioni si voglia espandere, ma far passare
il potenziamento delle strutture sciistiche del Piancavallo
come “paradiso delle famiglie e dei bambini” ci sembra, a dir
poco, una bella presa in giro. Siamo convinti - ha continuato
Pizzut - che tutelare il territorio, lasciandolo integro,
sarebbe un' azione più attenta e pregnante nei confronti delle
future generazioni. Il Col Cornier che nel 2002 è stato
nominato “La montagna dei Ragazzi”, verrà violentato dagli
impianti sciistici! Ma allora quale insegnamento vogliamo
trasmettere? Che basta schiacciare un bottone per ottenere la
realizzazione di qualsiasi desiderio? E’ luogo comune dire che
le nuove generazioni non hanno valori, ma non sarà di certo
creando a loro una vita facile e di solo divertimento che
servirà per aiutarli a crescere e diventare adulti con la
consapevolezza delle proprie capacità fisiche ed intellettive.
La montagna rende i nostri ragazzi più vicini tra di loro
perché, uniti, hanno faticato, sudato, vissuto esperienze comuni
con le quali si affievoliscono le differenze creando quell’amicizia
indissolubile che si consolida con la sola azione del camminare
assieme. Ecco perché ci piacerebbe che le cose rimanessero così
come sono affinché questi e solo questi siano i valori da
consegnare agli uomini di domani.
A conclusione della serata, Bruno Asquini,
profondo conoscitore del territorio e delegato per il Gruppo
Tutela Ambiente Montano, ha ribadito il valore contenuto nei
precedenti interventi ed in particolare quanto sia forte il
legame che unisce questa montagna con tutti i pordenonesi: - “ è
la nostra montagna di casa”-. Ha continuato su come sia stata
ben presentata la notevole mole di attività che il Cai di
Pordenone ha sempre svolto per promuovere una corretta forma di
frequentazione di questi luoghi. Come lo stesso Cai già da molti
anni, insieme a molte altre Associazioni, abbia cercato di
ottenere che lo sviluppo sciistico di Piancavallo non
stravolgesse in maniera eccessiva il suo ambiente: si deve
ricordare la costante opposizione al ricorrente progetto di
collegamento sciistico con il Cansiglio attraverso Casera
Palantina, contro il quale si attivarono con energia i nostri
indimenticati soci Fradeloni e Zucchiatti. Nella sua relazione,
Asquini ha proseguito mettendo in evidenza due fatti molto gravi
dal punto di vista ambientale che si sono verificati in quest'ultimo
periodo: il primo è il rifacimento della parte alta della Pista
Nazionale, sotto il Trèmol. Gli effetti di stravolgimento del
territorio, in linea con l'attuale modo di realizzare le pista
da sci, sono stati particolarmente pesanti. Si è realizzata una
specie di autostrada in verticale che ignora del tutto la
morfologia originale della montagna e inventa, a colpi di ruspa,
curve, rettifili e pendenze arrivando ad un passo dal crinale
che divide il Piancavallo dal Cansiglio. Il secondo fatto grave
é che nei programmi a breve di Promotur sono previsti ulteriori
lavori con la realizzazione di un impianto e tre nuove piste
nell'area del Col Cornier, l' ultimo tratto di montagna verso
Ovest rimasto intatto nella conca di Piancavallo. L'impegno
economico previsto è di 10 milioni di euro. Contro la pesante
ingerenza già realizzata, ma soprattutto per evitare il nuovo
intervento sul Cornier l'impegno del Cai di Pordenone si vuole
esprimere in modo chiaro e forte, ciò anche in attuazione di un
preciso impegno della nostra Associazione in ambito nazionale,
che si è espressa contro la realizzazione di nuovi comprensori
sciistici e l'ampliamento di quelli esistenti. Le motivazioni
delle scelte sezionali sono di tipo generale e specifico. In
termini generali possiamo dire che ormai si è rotto ogni
rapporto tra il modo di interpretare la montagna che il C.A.I.
rappresenta e la pratica dello sci da pista. Le trasformazioni
dei versanti che vengono effettuate per realizzare le piste come
oggi si intendono, l'eliminazione di tutti i valori ambientali,
il modo stesso di praticare lo sci come una specie di giostra
sempre più accelerata, rendono lo sci da pista un'attività che
non ha più nulla a che fare con la montagna, anzi é contro la
montagna. Nel caso specifico del Cornier, bisogna ricordare
quanto questa zona, vera cerniera tra l'altipiano del Cavallo e
quello del Consiglio, sia frequentata in termini escursionistici
sia d'estate che d'inverno e quindi costituisca un valore
concretamente molto importante. Senza neanche entrare nel merito
dei costi dell'operazione e della sua sensatezza in presenza
della nota diminuzione della nevosità a queste quote, vogliamo
affermare che gli interventi in programma sono contrari anche
agli stessi interessi turistici di Piancavallo, che dovrebbero
proporre un'offerta più articolata del solo sci da pista e
cercare di esprimere al meglio le residue qualità ambientali del
proprio territorio. Dobbiamo osservare ancora - ha concluso
Asquini – che anche in altre parti della Regione F.V.G. sono in
atto o previste opere di ampliamento della aree sciistiche con
impatti fortemente negativi per le nostre montagne e la loro
immagine. Ci auguriamo allora che su tutto questo il Club Alpino
Italiano in sede Nazionale e ad ogni livello sappia esprimere la
sua posizione ufficiale in linea con la propria tradizione.
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