Il Notiziario

Shisha Pangma 8027 m
La prima spedizione pordenonese ad un ottomila.

di  Roberto Barato
 

Da alcuni anni l’amico Eugenio Cappena, appassionato ed infaticabile alpinista, fonte inesauribile di  proposte e programmi, ne parlava con entusiasmo. L’inseparabile Renzo Netto, più saggio e pacato, sorrideva e aspettava. Alcune uscite importanti di collaudo: in Nepal nel 2000 con le salite del Baruntse e dell’Island Peak; in Bolivia nel 2003 con il Pequeno Alpamayo, l’Illimani, l’Huayna Potosì, l’Ancohuma; e in Perù nel 2005 con l’Huascaran Nord, il Chopicalqui ed il Nevado Pisco; l’incontro di altri amici con la stessa passione per l’alta quota e l’avventura,  in particolare con  Giorgio Maieron,  già salito su due 8000: il Gasherbrum  II nel 2001 e il Cho-Oyu nel 2002 e la proposta di “Genio”di tentare la spedizione ad un ottomila viene accolta.
La scelta è per una montagna né troppo difficile,  né troppo frequentata. Lo Shisha Pangma sembra il più adatto. Oltretutto è in Tibet e lì non ci siamo mai stati.   Una e-mail a Tashi, lo sherpa di Kathmandu, già conosciuto in precedenti spedizioni,  per l’organizzazione in loco, una serata a Fusine Laghi a casa della forte coppia Romano Benet e Nives Meroi, per alcuni particolari della salita, da loro effettuata nel ‘99 e la spedizione è lanciata.

Lo Shisha Pangma è il più “basso” dei 14 ottomila, ma non per questo il meno impegnativo.  E’ completamente isolato sull’altopiano tibetano. Per le sue caratteristiche, è uno dei più ambiti dalle spedizioni alpinistiche e tra i più suggestivi. Il suo nome in lingua tibetana significa “cresta sui pascoli”, i nepalesi lo chiamano Gosainthan, cioè “luogo dei santi”. Fu l’ultimo ottomila ad essere scalato. Il 2 maggio del 1964  raggiunsero per la prima volta la vetta dieci dei duecentosei alpinisti cinesi che ne componevano la spedizione. Questo ritardo, rispetto agli altri ottomila, è da imputare soprattutto all’invasione cinese del Tibet che ha isolato il territorio per diversi anni dal resto del mondo. Il Dalai Lama si era rifugiato in India e la tradizione tibetana e le richieste indipendentiste erano (come del resto anche oggi) duramente represse. Un particolare insolito e significativo: i primi salitori deposero sulla cima della montagna il busto del presidente Mao Tse Tung, con le loro firme. Solo nel 1980 furono aperte le frontiere e molte spedizioni hanno ripetuto la salita seguendo prevalentemente l’itinerario dei primi salitori.

Lo Shisha Pangma presenta difficoltà oggettive nella sua parte terminale, l’affilata cresta che porta alla cima, il superamento di crepacci che possono raggiungere notevoli profondità, oltre alle consuete problematiche legate alla quota e alle rigide temperature (oltre – 30°). L’ascensione verrà compiuta totalmente senza l’ausilio di ossigeno. La spedizione partirà dall’Italia per il Nepal, con volo di linea, verso la metà di aprile. Fisicamente a metà aprile, ma con la mente ci siamo già.
“Peace prevails in Nepal”  la pace prevalga in Nepal, così ci ha scritto lo sherpa Tashi, assieme agli auguri di buon anno. A novembre 2006, infatti,  dopo dieci anni di scontri e 13 mila vittime, il governo di coalizione nepalese e i ribelli maoisti che operavano nel paese hanno firmato un accordo di pace. Sette mesi prima, nel mese di aprile, le proteste di piazza, con violenti scontri e vittime, avevano costretto il re Gyanendra a dimettersi e riconvocare il parlamento, che aveva sciolto nel 2002.

Pochi giorni fa, nel mese di gennaio, i maoisti hanno fatto il loro ingresso in Parlamento ed hanno iniziato a disarmare e a smantellare le loro strutture di governo parallelo nella campagne. Il processo di pace continuerà con l’ingresso dei maoisti in un governo provvisorio e con l’elezione a giugno di un’assemblea costituente che sancirà la nascita del “nuovo Nepal”. Questo è il momento storico che sta vivendo oggi il Nepal. A Kathmandu alcuni giorni saranno dedicati alla logistica per l’approvvigionamento dei viveri e dei materiali tecnici. Ci sposteremo, poi, con mezzi verso il confine tra Nepal e Cina per l’adempimento delle formalità doganali e il ritiro dei permessi.  Raggiungeremo dopo circa sei giorni il Campo Base Cinese dello Shisha Pangma sull’altopiano tibetano a quota 5.000. I successivi 30 giorni saranno interamente dedicati all’acclimatamento e alla posa dei quattro campi necessari per la salita.  Questa verrà effettuata per la parete nord-ovest e la cresta Nord, la stessa seguita dai primi salitori. Il rientro in Italia è previsto per la fine di maggio.

Componenti la spedizione:
Soci della sezione CAI di Pordenone: Renzo Netto, capo spedizione; Eugenio Cappena, Roberto Barato, Zefferino Doimo, inoltre Giorgio Maieron  del CAI Spilimbergo, Corrado Perissinotti  del CAI Portogruaro e Roberto Zanette  del CAI Vittorio Veneto.