Il Notiziario

Dieci Giorni a Reunion

di Gianni Furlanetto

La chiamano “l’Isola intensa”. A dispetto delle contenute dimensioni, alterna spiagge a scogliere, vegetazione lussureggiante a paesaggi lunari, il fragore di spumeggianti onde dell’oceano alla pace della laguna protetta dalla barriera corallina. All’interno ci sorprende con alte pareti basaltiche, una miriade di cascate ed i fiori della foresta tropicale. A spingerci a Reunion è stato Patrick O’ Brian, irlandese di nazionalità britannica, ex agente dei servizi segreti, poi divenuto famoso per aver scritto una ventina di romanzi marinareschi incentrati sulla figura del Capitano Jack Aubrey. Da un paio di quei romanzi hanno liberamente tratto il fortunato film campione di incassi “Master & Commander”. Il fatto è che O’Brian in uno di questi libri narra delle battaglie del 1810 tra napoleonici e inglesi nell’Oceano Indiano per il possesso dell’Ile-de-La-Reunion che ci viene descritta ricca di boschi e con altissime montagne. Sono notizie che ci hanno indotto prima a cercare di saperne di più e poi, alla luce degli approfondimenti,  a visitare quei luoghi.

L’isola, assieme a Mauritius, Rodrigues e qualche scoglio di scarsa importanza, fa parte dell’Arcipelago delle Mascarene. In linea d’aria dista  9.000 km da Pordenone ed è ubicata poco distante dal Tropico del Capricorno sul  21° parallelo, quasi 800 km ad E del Madagascar e 4.000 km a S-W della Penisola Indiana. Ha una superficie di 2.512 km quadrati, vale a dire circa un terzo rispetto a quella della nostra  regione, con una distanza massima da costa a costa di 50 km da E a W e 70 km da N a S; la forma è di una ellisse con una circonferenza di circa 210 km.
Disabitata sino alla metà del diciassettesimo secolo, con i suoi 777.000 abitanti attuali rappresenta un crogiuolo ove si sono fuse e perfettamente amalgamate le razze di coloro che lì sono giunti negli ultimi tre secoli per sfuggire la fame o per  desiderio di ricchezza,  per dovere civile e militare o, i più numerosi, per coprire il fabbisogno nei campi: i neri come schiavi, gli indiani come manodopera salariata, i cinesi per impiantare piccoli commerci ed i bianchi per comandare o gestire.

Il 95% della popolazione è costituito dal miscuglio dei discendenti di creoli, neri cafri, indiani e meticci diversi. I cinesi “purosangue” sono meno del 2% ed i bianchi pochi di più. Questi ultimi, salvo rare eccezioni rappresentate da discendenti degli originari pionieri, sono funzionari o operatori residenti nell’Isola da qualche decennio e qui li  chiamano Z’oreilles perché per quanto  tirino le orecchie non riescono a capire il creolo che è comunemente parlato dalla popolazione locale. L’85% della popolazione è di fede cattolica. Nell’isola vi sono anche diverse pagode buddiste e alcuni templi induisti tamil. Nella capitale si trova una moschea con il suo bravo minareto. La frequentano i pochi maomettani, originari dell’India, che in dialetto vengono indicati come Z’arabes. Poco distante vi é anche una sinagoga. In ogni caso non si segnala alcuna tensione interreligiosa.
Reunion è Dipartimento d’Oltremare della Francia, vale a dire che è Francia a tutti gli effetti, lingua ufficiale è il francese,  e valgono le norme CEE; la moneta è l’EURO e, se si ha bisogno di cure, ci si presenta con la tessera sanitaria come in un ospedale italiano. L’isola è raggiunta con diversi voli giornalieri dalla Francia. Linee aeree locali la collegano alle altre isole dell’Oceano Indiano quali Mauritius, Maldive, Comore, Seychelles, Madagascar oltre che al Sud Africa.

Viene visitata soprattutto da francesi, nel periodo passato sull’isola non abbiamo incontrato italiani. Quest’anno  al Grandraid, una corsa in montagna di 140 km che attraversa tutta l’isola, hanno partecipato 2.291 concorrenti con un solo italiano che si è comunque ben classificato, mi sembra settimo. Per la cronaca hanno vinto uno svizzero ed un savoiardo giunti assieme al traguardo dopo essersi più volte superati a vicenda di notte e di giorno. La parte centrale è caratterizzata da tre Cirques montuosi: Mafate, Salazie e Cilaos. Il Piton de la Fournaise, si trova nella parte meridionale e risulta essere il sito con il maggiore numero di visitatori dell’Oceano Indiano. Queste sono le zone frequentate da appassionati di alpinismo, di deltaplano, di canyoning e di bicicletta. Per gli amanti del trekking vi sono mille km di sentieri segnalati. In particolare sono tracciate due alte vie, chiamate Grandes Randonnées:

- la GR R1 prevista in sei giorni attorno al Piton des Neiges (3.070 m) che è la cima più alta dell’Isola;
- la GR R2 prevista in 13 giorni da Nord a Sud dell’isola e che prevede anche le salite alle cime più elevate oltre che al Piton de la Fournaise (2.631 m), un vulcano attivo con una media di eruzioni annue superiore all’unità.

Si possono poi prevedere itinerari diversi potendo contare sulla collaborazione degli uffici di turismo e della Maison de la Montagne che sono ben lieti di trovarvi posto nei numerosi rifugi o negli alberghi, e, occorrendo, vi prenotano i trasporti. Bisogna però tenere presente che è necessario prenotare ben per tempo il posto letto al Rifugio Caverne Dufur che si trova sulla via di salita al Piton des Neiges. Anche la Gite du Volcan, ove si giunge in auto e che viene utilizzata per poter essere all’alba in vetta al Piton de la Fournaise, necessita di una prenotazione con largo anticipo. Nelle escursioni si possono utilizzare le ottime carte dell’IGN francese, già apprezzate dai frequentatori del Monte Bianco. Nell’Isola, caso raro ai tropici, non vi sono animali feroci o velenosi. Il rischio più grosso è rappresentato dalle zanzare, comunque poco numerose; tempo addietro hanno causato un’epidemia di Chikungunya che ha colpito quasi un terzo della popolazione prima di venire bloccata con un forte impegno, persino utilizzando l’Esercito per la disinfestazione.

Tra metà settembre e metà novembre, in stagione invernale dato ci si trova nell’ emisfero Sud, si trovano generalmente le migliori condizioni climatiche.   Bisogna evitare assolutamente i mesi di inizio anno per il rischio dei tifoni. Il nostro programma a Reunion prevedeva le salite alla Roche Ecrite, al Piton des Neiges ed al Piton de la Fournaise, nonché una breve visita turistica dell’isola e qualche giorno al mare. Invece che da nord per la via ordinaria, abbiamo raggiunto la Roche Ecrite (2.277 m) per un sentiero dotato di modeste attrezzature che prende avvio da Grand Ilet, nel Cirque de Salazie. Ci eravamo  preoccupati per la classificazione di difficoltà segnalata dalla Maison de la Montagne (difficile). In realtà si tratta di una escursione di circa 1.200 m di dislivello non faticosa e senza pericoli su sentiero molto ben tracciato e può essere effettuata in meno delle sei ore totali previste. Bisogna raggiungere l’ampia vetta ben presto al mattino perché alle dieci già arrivano le nubi dall’oceano ad impedire la splendida vista che spazia dalla costa, al vulcano ed alle vette più elevate. Al rientro in macchina da Grand-Ilet a Hell-Bourg, centro famoso per le case creole, abbiamo potuto ammirare una splendida cascata chiamata “il velo di sposa” per i mille rivoli che la compongono.

La seconda salita, la più turistica di quelle effettuate, è stata riservata al vulcano Piton de la Fournaise. Si tratta di una escursione con caratteristiche eccezionali. Per giungere al Pas de Bellcombe, ove si lascia l’automobile, prima si passa per boschi di conifere e pascoli con  mucche  che fanno rassomigliare quei luoghi alla nostra montagna e poi si attraversa la Plaine des Sables una vasta zona quasi lunare di sabbia bruna e rossa. Dal Passo (2.311 m) si scende nel catino Fouqué.  Dopo essere transitati accanto al cratere di origine stromboliana Formica Leo ed alla curiosa costruzione lavica naturale denominata  Chapelle de Rosemont, tralasciato il sentiero per il cratere Bory attualmente interdetto per il pericolo di crolli,  si sale al Cratere Dolomieu. Nei numerosi coni secondari fumanti  vi è spesso lava fluida pronta ad essere eruttata e l’ambiente è di grande interesse. Sui bordi del cratere esterno sono appollaiati numerosi fotografi e cineoperatori con i loro cavalletti e macchine, pronti a cogliere l’attività vulcanica, Non disturbano le famigliole, anche con bimbi piccoli, che si avventurano per le vecchie colate e, malgrado i posti migliori siano già accaparrati da quelli che sono giunti il giorno prima, l’ambiente è così ampio da consentire di trovare spazi tranquilli. Tutto è interessante e si finisce per sopportare persino aerei da turismo ed elicotteri che, fino a quando  non arrivano le nubi dall’oceano, sorvolano continuamente i crateri attivi. Nell’ultimo decennio vi sono state 24 eruzioni con 600 giorni di attività. La lava è assai più fluida di quella del nostro Etna e può giungere sino al mare sollevando grandi colonne di vapore. Per osservare le eruzioni vengono organizzati voli charter persino dall’Australia. A fine giornata è consigliabile andare a Bourg Murat e fare una visita alla Maison du Volcan che è un eccellente museo didattico sulla attività dei vulcani nel mondo.

L’ultima salita l’abbiamo riservata alla Cima più alta dell’Isola, il Piton des Neiges. Si tratta del vulcano spento che tre milioni di anni fa con le sue eruzioni ha fatto nascere Reunion.  Questa è una salita definita da qualche fonte très-difficile, ma unicamente per il dislivello di 1.750 m e la lunghezza del percorso. Ci è stato consigliato anche di effettuarla in due giorni, ciò consentirebbe di fare meno fatica e di trovarsi in vetta al sorger del sole. Abbiamo optato per la salita in giornata anche perché eravamo stati informati che non c’era posto al rifugio. Siamo partiti con il buio, dopo un po’ è cominciata una pioggerellina spray tropicale che ci ha inzuppato tutti ed ha messo fuori combattimento le macchine fotografiche digitali. Siamo giunti alla Caverne Dufur (2.478 m) con un nebbione terribile e piuttosto infreddoliti. Il rifugio era pieno di escursionisti che venivano rifocillati dal valido gestore che ha fornito per cinque euro una colazione che ci è sembrata straordinaria.

- Quel malheur, monsieur, c’est tout brouillard. On ne vois rien! - A parlarmi è un alpinista di Bordeaux, ha dormito al rifugio ed è salito in vetta di notte per vedere arrivare il sole dall’oceano e godersi il panorama con la luminosità del primo mattino: la nebbia lo ha defraudato di buona parte della soddisfazione. Quelli che si trovano lì sono tutti nella stessa situazione e alcuni che stanno percorrendo la Grande Randonnée hanno deciso di non salire alla cima.
Siamo a 300 metri di dislivello dalla vetta e decidiamo comunque di proseguire. Partiamo solo noi due e dopo un po’ seguiranno il nostro esempio anche due giovani sposini di Strasburgo. Saliamo nella nebbia fin sotto il crinale quando s’alza un forte vento che prima ci gela le ossa, ma che alla fine scaccia le nubi e ci regala un azzurro come solo a quelle latitudini puoi trovare. Più sotto le nubi  corrono veloci sui fianchi della montagna sino a scomparire dalla nostra vista.
Arriviamo in vetta con un sole caldo ed un panorama strepitoso. Sono gioie che la montagna sa donare. Restiamo lassù più di un’ora. A Sud vediamo Cilaos: ieri c’è stata la festa del Paese con la Messa in piazza cantata da tutti e le bancarelle che avevano distribuito lenticchie e vino. A Nord svettano belle pareti lucide quasi nere, mentre a occidente appaiono i villaggi di Mafate, fondati dai neri marrons, come chiamavano gli schiavi fuggiti,  ove non giungono strade carrozzabili e non vi sono piloni della luce. A oriente e a Sud vi sono gli altipiani e la gran mole del vulcano. Mentre stiamo per ripartire giungono anche i due giovani sposi, sono felici e si accoccolano tutti stretti al riparo di un cumulo di sassi a godersi il sole e la vista d’intorno.

La discesa ci riserva ancora sorprese. Eravamo saliti con il buio ed il cattivo tempo e ora, anche se le nubi ricominciano a velare le cime, possiamo ben osservare le piante ed i fiori di una foresta di alta montagna ai tropici. Questa resterà una giornata memorabile. Per un programma simile al nostro, che prevedeva salite in valli diverse, è meglio avere a disposizione un’automobile. Le strade dell’isola sono ben tenute, anche se spesso strette e con molte curve. Quella che porta a Cilaos ha  500 curve e due gallerie strette a tal punto che due anni fa un carrozzone del circo è rimasto incastrato bloccando per qualche giorno la valle.

A questo punto potrei raccontare mille altre cose di Reunion e della sua gente, della gustosissima cucina Creola e dovrei parlare della coltivazione della canna da zucchero e della vaniglia, ma non vorrei abusare troppo della vostra pazienza e chiudo qui il mio racconto. Aggiungo, per gli appassionati, due parole sul mare. La barriera corallina di Reunion protegge solo qualche chilometro dell’isola nella parte occidentale che conseguentemente è quella maggiormente frequentata dal turismo. A Nord, ove si trova la capitale St-Denis, il mare non è particolarmente attraente e non vi sono centri balneari; la costa orientale “sopravento” è caratterizzata dal cielo spesso imbronciato e da coste inospitali ove si frangono con spuma le onde dell’Oceano Indiano; nella parte meridionale si possono osservare le colate laviche che, giungendo al mare anche in epoca recente, hanno accresciuto area e circonferenza dell’isola formando splendide scogliere. Ancora più a sud si susseguono palme, canne e le coltivazioni dell’orchidea della vaniglia. Ai fianchi della strada costiera, al pari che nell’interno dell’Isola,  vi è una lussureggiante foresta tropicale con belle piante e tanti fiori., non vi sono serpenti velenosi e per gli appassionati è una gioia osservare tantissimi uccellini dai colori sgargianti.

Per la balneazione si usufruisce della costa occidentale “sottovento”. Il centro con le migliori spiagge ed attrezzature è St-Gilles-les-Bains ove si possono fare immersioni accompagnati da istruttori, andare in barca, fare viaggi con natanti col fondo trasparente per osservare i milioni di pesci colorati a ridosso della barriera corallina. Abbiamo potuto notare numerosissimi surfisti ed altrettanto numerosi pescatori. La spiaggia  dell’ Hermitage è lunga diversi km e l’acqua è limpidissima. I bagnanti paiono molto meno numerosi che nelle nostre spiagge. Con i pescicani si rischia relativamente poco perché le statistiche segnalano a Reunion una media di un attacco all’anno nei confronti dell’uomo, non si segnalano comunque incidenti nella zona protetta dalla barriera corallina. Dopo avere faticato per alcuni giorni in montagna è un buon posto ove andare riposarsi.