Il Notiziario n. 33

Imparare la montagna

di Elisa Cozzarini
 
Serve un corso per andare in montagna? «Beh, sì, a noi è stato utile… Abbiamo scoperto che, prima della nostra partecipazione, andavamo a fare escursioni come fossero allegre scampagnate o gite al mare. Abbiamo imparato, tra l’altro, l’importanza della preparazione, cosa bisogna portare sempre nello zaino, la lettura della carta topografica, l’abbigliamento adatto», raccontano alcuni allievi dell’11° Corso organizzato dalle Sezioni di Pordenone, Portogruaro, Sacile e San Vito al Tagliamento.

Preparazione uguale sicurezza. Così si può riassumere il senso delle otto lezioni teoriche e sei uscite in montagna a cui hanno preso parte 35 persone tra aprile e giugno di quest’anno. Un’intera serata è stata dedicata ai rischi e pericoli in montagna, ma in generale l’obiettivo di ogni incontro è stato far capire perché è importante essere preparati prima della partenza. «La decisione di iscrivermi al corso è nata da un’esperienza negativa. Una volta sono andata in escursione sul Piancavallo e ci siamo persi. Il fatto è che con noi c’erano anche dei bambini che si erano affaticati, era difficile farli andare avanti… Poi alla fine abbiamo ritrovato la strada, ma è stata una brutta avventura. Avrei dovuto organizzarmi meglio, studiare bene l’itinerario, avere con me una carta della zona e saperla leggere», dice Ella, che ha grande passione per la montagna, anche se ha iniziato abbastanza tardi, attorno ai vent’anni.

Le pubblicazioni del CAI dicono che amare la montagna significa rispettarla e conoscerla. Prima di tutto, non si deve lasciare traccia del proprio passaggio abbandonando resti di cibo, di bevande o quant’altro. E poi, allargare opportunamento lo sguardo. «Spero che la camminata di oggi sia stata per voi un assaggio di un modo diverso di fare escursionismo, osservando l’ambiente che vi circonda più che tentando di fare più in fretta possibile». Così, Adriano, ha salutato il gruppo prima di tornare al suo lavoro. Essendo una Guardia Forestale, conosce a fondo flora, fauna e la morfologia delle nostre montagne. Insomma, è una fonte inesauribile di conoscenza.

L’ambiente montano offre spunti interessanti anche per chi dimentica subito i nomi delle piante, ma nel contempo è appassionato di storia. Ad esempio, ha scoperto che nel XIX° secolo, in Cansiglio, esisteva una ferrovia per il trasporto a valle del legname. «Guardate la precisione dei tecnici austro-ungarici: il tunnel sotto cui passava il trenino con il legname si può ancora visitare per alcuni metri, fino al crollo del soffitto», osserva qualcuno lungo il sentiero, quasi interamente in piano, che ricalca il tracciato dell’antica ferrovia.

In molti si sono iscritti al corso, soprattutto per provare l’ebbrezza di una via ferrata, che da soli non sarebbero in grado di affrontare se non correndo un grosso rischio. In effetti, quando mai capita di arrampicare con un angelo custode al fianco (sic!) che vigila e guida ogni tuo passo? Così qualcuno, nonostante una lunga esperienza di montagna, ha superato la paura che aveva da tanti anni. Forse è solo questione di imparare a gestire possibili reazioni irrazionali nel momento opportuno, concentrandosi e, ancora una volta, acquistando sicurezza. Ma non sempre è obbligatorio andare in ferrata: il 95% delle cime si può raggiungere salendo percorsi con minori difficoltà tecniche. C’è chi critica, infatti, la carenza di informazioni su come bisognerebbe camminare in montagna. Poi c’è chi, ancora un po’ scettico, ha scoperto che i bastoncini potrebbero essere utili per scaricare un po’ di peso dalla schiena alle braccia e forzare meno le ginocchia. Forse, prima o poi, proverà a usarli e dopo non potrà più farne a meno.

Sulle barrette energetiche, la resistenza è maggiore. Vuoi mettere un bel panino con il salame? Durante l’escursione, invece, con grande disappunto dei partecipanti, si impara che bisogna, prima di tutto bere in quantità adeguata (l’acqua va benissimo) e mangiare cibi più adatti allo sforzo fisico, come barrette ai cereali, banane, frutta secca, etc. E allora addio panino? «Ma no, solo che invece di mangiarlo durante l’escursione, si aspetta di far ritorno a valle e lì si può anche dar fondo alle preferenze personali». Detto fatto: la comitiva, nel rientro dalla palestra di roccia in Val Rosandra, passa da un’osmizza (locanda) tipica del Carso, dove fioccano affettati e formaggi di tutti i tipi. Così, assicurano gli istruttori, termina ogni buona escursione del CAI.