Il Notiziario n. 33

Il regno degli Elfi dietro casa

di Erica Martin
 

Spesso noi uomini per appagare la nostra voglia di fantastico, di magico e d’irrazionale, entriamo in un cinema, perdendoci tra gli incantesimi di Harry Potter e le maledizioni di Indiana Jones, oppure ficchiamo il naso nelle pagine di un libro, magari una di quelle saghe fantasy in cui draghi, fate e folletti si rincorrono da una pagina all’altra. Niente di male in tutto questo, anzi. La nostra immaginazione gradisce molto essere alimentata con simili pietanze. Ma spesso dimentichiamo che il magico si può trovare nella nostra stessa vita ed attorno a noi, magari in luoghi quasi dimenticati, distanti pochi chilometri dalle nostre abitazioni. È come se avessimo il regno degli Elfi dietro casa, ma non ce ne accorgessimo.

Un bell’assaggio del Reame Fatato si trova, per esempio, lungo la strada che porta da Maniago a Frisanco. Basta poco, muovendosi dalla città dei coltelli verso la Val Colvera, per incappare nei suoi cancelli d’ingresso: una galleria preceduta da una curva sulla cui murata di cemento qualcuno ha graffittato una friulanissima sfida ai Carabinieri: " i vostri etilometri non fermeranno la nostra sete". Magari non suggestivo come gli eleganti portali elfici de "Il Signore degli Anelli", ma senz’altro efficace. Passata la scritta e i due tunnel che seguono, si trova una piazzola sul lato sinistro della strada; qui si può parcheggiare l’auto e seguire a piedi per una pista forestale larga e quasi priva di dislivello. In poco meno di un’ora si giunge alla vera e propria entrata del Regno Fatato: la parete di roccia che costeggia la via sulla sinistra è interrotta da una fenditura verticale dal vago sapore di Termopili; se il viandante ci si immerge, risalendo il torrentello che esce da essa come un invito, giunge dritto dritto nel cuore della meraviglia. Davanti al suo sguardo vedrà aprirsi un’amplissima cavità naturale, una grotta d’erosione il cui tetto è crollato e giace, in massi muschiati, sul letto del torrente che l’attraversa; le pareti levigate dall’acqua di secoli prima si curvano per metri e metri verso il cielo, lasciando colare dagli orli lunghi festoni d’Edera; oltre il tetto i faggi della foresta sporgono la loro testa verde. L’acqua gorgoglia dolcemente e, alle ore giuste, lascia salire una nebbiolina che le lame di luce solare tingono d’oro; qua e là, felci opulente, muschi soffici, Aconito, Sassifraga, Calta Palustre. L’aria è satura del sentore quasi agliato dell’Acetosella.

Le meraviglie non finiscono qui: risalendo ancora il torrente e dirigendosi verso la parete di fondo della cavità, ci si imbatte in un Faggio di dimensioni straordinarie il cui fusto grigio argento, possente come una colonna, sale a sostenere una chioma sconfinata; poco più in su si scorge una fessura analoga a quella dell’ingresso, ma più stretta e sottile; ad insinuarcisi dentro, si sbuca in un ambiente conico, un vero e proprio "orecchio di Dionigi" lungo le cui pareti lisce cola, leggero, un velo d’acqua. Dalla piccola apertura sommitale pende, manco a dirlo, l’Edera.

Ecco come, con poco sforzo e una breve camminata, si può accedere gratis a un luogo di sogno. Il nome di questo luogo è Landri Viert, e si è quasi sicuri che qui gli Elfi parlino Friulano.