Spesso noi uomini per appagare la nostra
voglia di fantastico, di magico e d’irrazionale, entriamo in un
cinema, perdendoci tra gli incantesimi di Harry Potter e le
maledizioni di Indiana Jones, oppure ficchiamo il naso nelle
pagine di un libro, magari una di quelle saghe fantasy in cui
draghi, fate e folletti si rincorrono da una pagina all’altra.
Niente di male in tutto questo, anzi. La nostra immaginazione
gradisce molto essere alimentata con simili pietanze. Ma spesso
dimentichiamo che il magico si può trovare nella nostra stessa
vita ed attorno a noi, magari in luoghi quasi dimenticati,
distanti pochi chilometri dalle nostre abitazioni. È come se
avessimo il regno degli Elfi dietro casa, ma non ce ne
accorgessimo.
Un bell’assaggio del Reame Fatato si trova,
per esempio, lungo la strada che porta da Maniago a Frisanco.
Basta poco, muovendosi dalla città dei coltelli verso la Val
Colvera, per incappare nei suoi cancelli d’ingresso: una
galleria preceduta da una curva sulla cui murata di cemento
qualcuno ha graffittato una friulanissima sfida ai Carabinieri:
" i vostri etilometri non fermeranno la nostra sete". Magari non
suggestivo come gli eleganti portali elfici de "Il Signore degli
Anelli", ma senz’altro efficace. Passata la scritta e i due
tunnel che seguono, si trova una piazzola sul lato sinistro
della strada; qui si può parcheggiare l’auto e seguire a piedi
per una pista forestale larga e quasi priva di dislivello. In
poco meno di un’ora si giunge alla vera e propria entrata del
Regno Fatato: la parete di roccia che costeggia la via sulla
sinistra è interrotta da una fenditura verticale dal vago sapore
di Termopili; se il viandante ci si immerge, risalendo il
torrentello che esce da essa come un invito, giunge dritto
dritto nel cuore della meraviglia. Davanti al suo sguardo vedrà
aprirsi un’amplissima cavità naturale, una grotta d’erosione il
cui tetto è crollato e giace, in massi muschiati, sul letto del
torrente che l’attraversa; le pareti levigate dall’acqua di
secoli prima si curvano per metri e metri verso il cielo,
lasciando colare dagli orli lunghi festoni d’Edera; oltre il
tetto i faggi della foresta sporgono la loro testa verde.
L’acqua gorgoglia dolcemente e, alle ore giuste, lascia salire
una nebbiolina che le lame di luce solare tingono d’oro; qua e
là, felci opulente, muschi soffici, Aconito, Sassifraga, Calta
Palustre. L’aria è satura del sentore quasi agliato
dell’Acetosella.
Le meraviglie non finiscono qui: risalendo
ancora il torrente e dirigendosi verso la parete di fondo della
cavità, ci si imbatte in un Faggio di dimensioni straordinarie
il cui fusto grigio argento, possente come una colonna, sale a
sostenere una chioma sconfinata; poco più in su si scorge una
fessura analoga a quella dell’ingresso, ma più stretta e
sottile; ad insinuarcisi dentro, si sbuca in un ambiente conico,
un vero e proprio "orecchio di Dionigi" lungo le cui pareti
lisce cola, leggero, un velo d’acqua. Dalla piccola apertura
sommitale pende, manco a dirlo, l’Edera.
Ecco come, con poco sforzo e una breve
camminata, si può accedere gratis a un luogo di sogno. Il nome
di questo luogo è Landri Viert, e si è quasi sicuri che
qui gli Elfi parlino Friulano.