Il Notiziario n. 33

Anello dell'Annapurna                  

di Gabriele Remondi
 

Nel 2006 ho fatto un primo "assaggio" del Nepal effettuando un trekking relativamente breve, 12 giorni nel Khumbu, verso il campo base dell’Everest. Dopo quella bellissima esperienza, nel 2007 ho voluto ritornare per effettuare un trekking più bello e più lungo (22 giorni, 250 Km, 11.000 metri di dislivello): l’anello dell’Annapurna, durante il quale si possono ammirare montagne tra le più alte al mondo, gli Annapurna (I, II, III e IV), l’Annapurna Sud, il Manaslu, il Dhaulagiri e il Machhapuchhare, montagna sacra e inviolata che con la sua forma a "coda di pesce" è uno degli spettacoli più straordinari dell’Himalaya nepalese.

Quando con l’amico Renzo progettammo il viaggio, avevamo anche messo in programma il raggiungimento del cosiddetto "Santuario dell’Annapurna" ovvero il campo base di una delle più impegnative e rischiose scalate ai colossi himalayani: l’Annapurna I (8.091 m); una deviazione che richiedeva 5 giorni in più. Ciò non è avvenuto perché a 7 giorni dall’inizio del trekking, ci siamo resi conto che avremmo dovuto "correre" e mettere a dura prova i tre pur bravi portatori. Pertanto abbiamo scelto di frazionare un paio di tappe troppo "tirate" ed effettuare un giorno in più di acclimatamento a Manang. Questo ci ha permesso di affrontare meglio le "fatiche" della quota raggiungendo i 5.416 m del Passo Thorong, la massima elevazione del trekking. Con me hanno partecipato Sara, accompagnatrice di Alpinismo Giovanile nonché mia moglie; Renzo e Maria, anche loro Soci della nostra Sezione; Rosella e Santina, accompagnatrici di Alpinismo Giovanile della Sezione di Conegliano Veneto.

Dachhiri, che in nepalese significa lunga vita, è la nostra guida, un ragazzo di 29 anni. Ha partecipato a molte spedizioni che gli hanno consentito di salire l’Everest e diverse montagne di sei e settemila metri. Dachhiri è il fratello di Dorjie, il responsabile dell’agenzia di trekking che a Dicembre del 2006 è stato ospite della nostra Sezione, presentando una bella proiezione sul Nepal, vista da molti Soci. Per "arrotondare" il suo stipendio come guida, Dachhiri da parecchi anni lavora nei mesi invernali in Svizzera presso un rifugio a 3.000 m nel comprensorio sciistico di Grimentz.

A Dorjie avevo chiesto che l’aiutante guida fosse di nuovo Rinji, umile e servizievole, conosciuto nel trekking del Khumbu, e sono stato accontentato. Durante il trek dell’anno scorso, io e i miei compagni ci affezionammo a Rinji e decidemmo di fargli un grande regalo: garantire a suo figlio Sonam di 10 anni, il più piccolo di quattro figli, gli studi di scuola superiore in collegio a Kathmandu (capitale del Nepal) al costo di 1.000 euro all’anno. A questo atto di solidarietà, successivamente si sono aggiunti alcuni genitori dei nostri Soci giovani i quali, così facendo, hanno la certezza che le loro offerte andranno sicuramente a buon fine. Come Presidente di Sezione, ringrazio questi Soci per il loro gesto di fiducia e generosità. Ricorderò sempre la felicità di Rinji quando a Lukla, nel giorno conclusivo del Khumbu-trek, che per pura casualità coincise con il mio compleanno, gli abbiamo comunicato le nostre intenzioni riguardo al figlio. Lui, solitamente schivo e riservato, si è scatenato nelle danze che gli amici nepalesi avevano organizzato per la festa di chiusura del trekking. Indimenticabile !

Rinji abita con la moglie e i tre figli maggiori in un villaggio a 2.300 m di altitudine nella regione del Solukhumbu, circa a metà strada tra Jiri e Lukla. Mediamente due volte l’anno si reca a Kathmandu per far visita a Sonam: il tempo necessario per raggiungerlo è di tre giorni a piedi e 8 ore di bus per l’andata e altrettanto per il ritorno. Quando non accompagna i clienti nei trekking, lavora come carpentiere e falegname. Nel lodge dove pernottammo a Gokyo nel Khumbu a 4.800 m tutto orgoglioso mi fece vedere l’enorme credenza in legno che aveva costruito a mano portandosi tutto il materiale necessario. Era rimasto tre mesi lì sul posto per completare il lavoro, ad un compenso di 600 euro: per la nostra mentalità, quasi inconcepibile.

La regione dell’Annapurna è la più frequentata dai trekkers e alpinisti, mediamente 35-40 mila all’anno con una punta massima nel 2002, anno internazionale della montagna, di 76 mila. Al Centro visite di Manang, dove effettuammo le giornate di acclimatamento, era esposta la statistica di frequentazione suddivisa per nazionalità di provenienza: mediamente noi italiani occupiamo solamente il decimo posto. I primi in assoluto sono i francesi seguiti (non l’avrei mai immaginato) dagli israeliani, poi dai tedeschi, inglesi e così via. Ma al di là dei dati statistici, voglio sottolineare che la wilderness è ormai compromessa: per trovare questa peculiarità, ci si deve inoltrare in regioni limitrofe come il Mustang, il Dolpo, per le quali è obbligatorio pagare un permesso di 70 euro al giorno a persona per un minimo di 10 giorni. Solo in questa maniera si può pensare di mantenere abbastanza integro un ecosistema.

La regione è sotto il controllo dell’Annapurna Conservation Area Project: nel quadro di un approccio innovativo al problema ambientale, questa zona è stata dichiarata "area di conservazione" piuttosto che parco nazionale. All’interno di essa vive un gran numero di persone ma, di fatto, le regole tradizionali tipiche dei parchi nazionali prescrivono che soltanto poca gente, se non addirittura nessuno, risieda al suo interno. Nel tentativo di evitare i conflitti di interesse, l’ACAP ha cercato di coinvolgere i locali e ha puntato sulla loro educazione ambientale secondo il motto "conservazione per lo sviluppo". I progetti comprendono corsi mirati per i proprietari degli alloggi, con particolare attenzione alle norme igieniche, al disboscamento, e all’identità culturale. Sono stati promossi corsi di aggiornamento per i gestori di hotel per trekker e gli albergatori sono stati incoraggiati a imporre prezzi onesti per il vitto e l’alloggio. L’ACAP favorisce l’uso del kerosene per cucinare in tutta la regione e ne obbliga l’impiego nelle zone del Santuario dell’Annapurna e sul percorso tra Ghandruk e Ghorapani, zona di foreste stupende di rododendri giganteschi. Purtroppo però abbiamo constatato che non tutto va nel giusto verso, come pure non viene rispettato il codice di minimo di impatto ambientale raccomandato dall’ACAP: colpa questa che, secondo me, ricade in gran parte sugli stranieri. Si fa troppo consumo di bottiglie di acqua minerale in plastica, invece che utilizzare le pastiglie di iodio che sono disponibili presso tutti gli uffici dell’ACAP e nei negozi di generi alimentari. Le bottiglie di vetro delle birre non vengono riciclate con le conseguenze che possiamo immaginare. Un problema di dimensioni più ampie riguarda lo stato dei ghiacciai che risentono evidentemente del lento ma inesorabile innalzamento della temperatura. Sono rimasto amareggiato nell’osservare le pareti nord di montagne di 6-7.000 m quasi completamente prive di ghiaccio, spettacolari seraccate che scendono dai ghiacciai himalayani che invece di raggiungere il fondovalle, all’altezza di 5-5.500 m svaniscono improvvisamente. Non è indispensabile essere esperti di glaciologia per capire che se continuerà questa tendenza, fra 30–50 anni le masse glaciali si ridurranno inesorabilmente fino quasi a sparire. Se non ci sarà un rapido cambiamento di tendenza, cosa sarà della nostra povera Terra? Queste riflessioni le abbiamo fatte con gli unici due italiani che abbiamo incontrato, Paolo e Micol, al High Camp Thorong La, a 4.900 m, ovvero il campo alto prima di "scavalcare" il passo di 5.416 m. Una coppia veramente unica; di origini liguri, lui floricoltore e lei mancata studentessa universitaria e da anni "precaria" nel lavoro. Paolo mi raccontava che negli ultimi anni gli inverni in Liguria sono stati contrassegnati da maltempo e repentine gelate che hanno compromesso il buon esito delle piantagioni. Non ricevendo i necessari sussidi dal Consorzio agrario, in quanto i fondi venivano assorbiti dalle grosse aziende, anch’esse penalizzate, ai piccoli floricoltori come lui rimanevano solo le briciole. Stanchi di questa situazione, hanno deciso di cambiare vita e si sono trasferiti a Kathmandu, che Paolo conosceva già bene per essere stato più volte a fare trekking. Lui insegna italiano in una scuola pubblica a operatori turistici e guide; collabora come guida con una agenzia di trekking e rafting; Micol si è iscritta a un corso di lingua nepalese in una scuola per stranieri. I loro racconti mi hanno fatto "rimbalzare" con la mente ai problemi dei nostri giovani che stentano a farsi una posizione in un mondo del lavoro sempre più difficile e globale. Scelta coraggiosa la loro. Da ammirare.

Concludo ringraziando i miei compagni di avventura, in particolare la Maria Del Pup e Renzo Bianchini, Soci "Senior" della Sezione C.A.I. di Pordenone. Come Presidente, sono orgoglioso di aver condiviso con loro le fatiche e le gioie di questo fantastico trekking.