 |
Il
Notiziario
Le motivazioni di un neo
istruttore
di Guido Martin

Fin dai primi passi in montagna, la mia
attenzione è sempre stata attirata dall’aspetto alpinistico
dell’andar per monti. Durante le varie escursioni ho sempre
guardato con occhio affascinato le immense pareti e guglie
delle nostre Dolomiti, attratto da quell’incredibile
estetica e purezza, e dalle emozioni che mi trasmettevano.
Il tutto poi è stato sempre coadiuvato da continue letture
di riviste e libri di montagna. Così, piano piano ho
cominciato a capire cosa vuol dire piantare un chiodo, a
rivivere le eroiche gesta dei grandi alpinisti del passato e
a misurare le incredibili performance dei climbers dei
nostri giorni. E’ un sogno continuo ad occhi aperti:
avventura e natura, libertà e coraggio, amicizia e
sentimenti. Ricordo ancora il giorno in cui mi iscrissi al
corso roccia che puntualmente, come da tradizione, la Scuola
Val Montanaia organizza tra maggio e giugno di ogni anno:
quel mio primo approccio evidenziò subito la possibilità che
da lì a qualche anno anch’io sarei potuto diventare un
istruttore di quella stessa Scuola. Infatti, appena
terminato il corso e avviato alle mie tante desiderate
arrampicate in parete, incominciai, quasi per gioco, a dare
il mio contributo come aiuto istruttore. Un po’ per caso e
talvolta spinto dai solidali impulsi dei più anziani
istruttori e aiuto-istruttori, quest’anno, dopo aver
superato i due giorni di selezione, ho fatto il corso-esame
per il titolo di I.A., ovvero Istruttore di Alpinismo
Regionale. Il tutto è durato una decina di mesi, alternando
verifiche e approfondimenti. Abbiamo incominciato l’inverno
scorso con la preparazione su ghiaccio, sia di progressione
su terreno misto che la salita su cascata per poi proseguire
e approfondire con la tecnica classica di arrampicata su
roccia, valutandone tutte le componenti, sia tecniche che di
abilità, oltre che le manovre di autosoccorso. Non ultimo
abbiamo affrontato l’esame di cultura generale
dell’alpinismo, che comprende topografia, meteorologia,
flora, fauna, primo soccorso e storia dell’alpinismo. E’
stato un percorso intenso, entusiasmante anche se talvolta
si è rivelato un po’snervante, perché un esame è pur sempre
un esame. Fatto sta che tutto è andato bene, ed a settembre
scorso, superata la verifica finale, mi è stata conferita la
nomina di Istruttore Regionale di Alpinismo. Lo so benissimo
che una “ patacca” non mi rende migliore di un altro che
magari va in montagna da più anni di me, o che ha fatto
realizzazioni migliori delle mie. Oppure che sono immune da
incidenti o sbagli, e che le mie opinioni talvolta non hanno
più peso di altre. Tutto ciò mi è ben chiaro in mente. Però
ho la certezza di avere avuto una formazione più che
esauriente per quanto riguarda la sicurezza e il perché si
adottano certe tecniche quando ci si muove in determinati
terreni. Per questo e altro ancora, sento doveroso,
ringraziare la Scuola Biveneta che non ci ha solo esaminati
ma ci ha anche permesso di affinare e approfondire con
serietà e competenza tutti gli argomenti prima citati. Ma il
ringraziamento di cuore spetta di diritto a tutta la Scuola
Val Montanaia che qualche anno fa mi ha dato l’opportunità
di entrare a far parte di un bel gruppo di persone. Si
tratta soprattutto di un gruppo consolidato di amici,
affiatati ed uniti, che mi ha concesso il piacere di
perfezionare, affinare, e soprattutto indirizzare la mia
grande voglia di montagne. Ha saputo creare e cementare nel
corso degli anni una realtà vivace e aggregante dove
l’ironia e il divertimento convivono egregiamente con valori
di serietà e professionalità. Che si impegna nel cercare di
formare i numerosi allievi dei loro corsi alla montagna,
dedicandoci generosamente molto impegno e, merce sempre più
rara, il proprio tempo libero.
|
 |