Il Notiziario

Cengla del Giracûl                  

di Giorgio Madinelli
 

Questo magnifico percorso attraversa tutto il poderoso versante est del monte Dosaip ad una quota compresa tra i 1.250 e 1.300 m. A Claut è conosciuto come la cengla da la thorla (cengia della cornacchia, pronuncia th come in inglese) ma trovandosi il percorso in territorio tramontino si riporta la dizione con la quale è conosciuto in questa vallata. Fino agli anni cinquanta in un tratto della cengia vi era un masso che costringeva ad un passaggio delicato dando le spalle al vuoto (giracûl per l’appunto) ma è poi stato fatto saltare con una mina dai cacciatori. Il punto esatto di dove fosse il masso non è più riscontrabile ma sembra si trovasse nell’ultimo tratto, dove la cengia è piuttosto stretta. Con il nome di thorla viene indicato il costone che fa capo alla quota 1.815 tra il Dosaip e il monte Maglina (vedere carta Tabacco dedicata al Parco Naturale delle Dolomiti Friulane) e precipita con una parete a foggia di enorme pilastro. La cengia termina proprio sul costone della thorla e così si spiega anche la dizione clautana. La relazione che segue permette di percorrere la Cengla dal giracûl, partendo dalla diga del lago del Ciul e scendendo in val Silisia in località Pont de la Stua, realizzando una traversata per la quale bisognerà organizzarsi con gli automezzi. Prima di tutto è necessario conoscere l’accesso alla forca del Poul e la salita al monte Maglina, indispensabile presupposto per non trovarsi a mal partito in uscita dalla Cengla. La Maglina, 1.724 m pronuncia gl come in gloria, prende il nome dalla parola friulana mâgle (macchia) nella sua forma diminutiva; si riferisce ad una macchia di prato che caratterizza la cresta nord del monte (ben visibile da Costa Pluma). Il monte Maglina è la prima elevazione del lungo crinale che il monte Dosaip protende verso oriente comprendente il monte Spicjat, il monte Corda, il Pizzo Lòvet e il Col della Luna.

Da Chievolis, frazione di Tramonti di Sopra, si sale per buona strada asfaltata alla località Selva e poi in breve alla diga del lago omonimo. Oltrepassata la diga si prosegue per circa cinque chilometri fino in località Pont da la Stua (498 m) poco oltre le Case Val Bassa. Qui un tempo esisteva un ponte che permetteva di guadare il torrente Silisia (vedere carta Tabacco sopracitata). Lasciata l’auto si guada il Silisia e si risale la sponda opposta fino a trovare un sentiero che sale a destra (ben visibile un pezzo di lamiera ondulata) e porta all’antico borgo de la Stua dove spicca tra i ruderi una casa ristrutturata (acqua). Dietro i ruderi si individua una mulattiera che scende al torrente Tasseit, lo si guada e, discendendo lungo la sponda opposta per breve tratto, si reperiscono dei segnali in vernice (giallo-rosso) in corrispondenza di un pendio ghiaioso. Seguendo queste segnalazioni si comincia a salire faticosamente il pendio ghiaioso fin sotto le pareti che lo generano e con un traverso esposto (cordino) si entra alti nel vallone del Rug del Tasseit. I segnavia sono stati lasciati da una spedizione speleologica che cercava l’accesso al Fontanon del Tasseit e terminano a quota 700 circa, dove il sentiero guada il torrente che proviene dalla forca del Poul. Dopo il guado le tracce dell’antico sentiero si fanno indistinte, causa il folto tappeto di foglie presente nella faggeta; qui gli speleo hanno perduto la traccia e hanno abbandonato l’esplorazione; va detto comunque che di qui non sarebbero mai arrivati al Fontanon del Tasseit. Il tracciato è impercettibilmente individuabile da piccoli arbusti tagliati, rami spezzati, radi ometti. Passati a sinistra di un ricovero di emergenza ci si sposta alquanto dal corso del torrente per poi traversare a destra e percorrere la riva restando alti una ventina di metri. Dopo l’attraversamento di un ruscello secondario, alcune fasce rocciose sulla sinistra obbligano a portarsi verso un secondo ruscello e guadarlo. Salire ora il costone al centro tra il ruscello appena guadato e il principale che scorre tutto a destra di un pendio ghiaioso con qualche grosso masso. Al termine del costone si traversa a destra proprio poco sopra di dove ha origine il pendio sopra accennato. Recuperata la sponda del torrente principale, che scola le acque del vallone che fa capo alla forca del Poul, la si segue per uscire infine dal bosco presso alcuni roccioni sottostanti una parete con un evidente antro. Passati sotto detta parete s’imbocca il pendio erboso e aperto che scende direttamente dalla forca del Poul, raggiungendola tenendosi nel fondo asciutto del canalino scolatore. Dalla forca del Poul si va a sinistra a risalire un’articolata e poco ripida paretina (chiodo con fettuccia; II), e ci si porta sotto al passaggio detto La Stanga, attrezzato egregiamente con un tronco di larice e un cordino d’acciaio. Sopra La Stanga ancora un passo delicato ed esposto (II; evitare una cornice d’erba instabile sulla destra). Da qui in poi sono state lasciate delle fettucce di prevalente colore blu. Segue una ripidissima salita su pendio con vegetazione su evidente traccia di animali. Si esce, più sopra, alla base di un lungo e ripido pendio, in prevalenza prativo, sovrastato dall’elevazione più orientale del monte Maglina. Si sale il pendio tenendosi a destra del canalino che lo incide, portandosi alla base delle rocce del monte, presso un grosso larice dal quale una debole traccia traversa in quota; fatti una cinquantina di passi su questo traverso si piega decisamente a sinistra tra la vegetazione (le fettucce proseguono invece verso ovest e terminano sul crestone nord del monte dove esce il percorso proveniente dalla Cengla dal giracûl) mirando alla vicina cresta: si esce sul costone sommitale del monte tra la cima orientale e la mediana che dovrebbe essere la più alta (si può anche arrivare sull’elevazione occidentale con un passaggio espostissimo sulla sinistra di un grosso formicaio). Dislivello: 1.330 m; ore 5.

Il sentiero che dalla diga del Ciul porta in forcella Caserata è stato restaurato nel 2004 dal Parco Naturale delle Dolomiti Friulane che ha anche costruito una passerella pedonale (ottobre 2007) in località Selis per l’attraversamento del ramo del lago che fa capo al Canal grande di Meduna. Dalla diga del Ciul in 1 ora si giunge alla passerella e passati sulla sponda opposta si va a sinistra per una traccia che con altre 1,30 di cammino porta alla specola di Costa Pluma a 1130 m, luogo importante per l’osservazione del versante est del Dosaip e per capire dove e come immettersi sulla Cengla dal giracûl. La Cengla è perfettamente visibile da questo punto d’osservazione; essa sembra terminare contro il grande pilastro della thorla coronato da un bosco di larici e faggi; a sinistra della thorla, separato da un canalone c’è un altro costone, prevalentemente boscoso, con una macchia a prato verso la sommità, costone che fa capo alla quota 1.680 a ovest del monte Maglina: questo è il costone di uscita. Osservando la parte destra della Cengla, essa pare sormontata da alcuni tetti e poco a destra di questo punto è ben visibile il canalone che scende da forcella Caserata, perché biancheggiante di nude rocce: quello è il punto dove si attraversa il canalone per montare sulla Cengla proprio dove è sormontata da tetti. Da Costa Pluma si prosegue verso forcella Caserata fino ad attraversare un canalone con un enorme masso a destra e uno più piccolo a sinistra, con in cima un ometto. Passati sulla sponda opposta si trova un altro masso con un franamento di terreno sul lato a valle; si abbandona il sentiero nei suoi pressi scendendo il bosco obliquando verso sinistra fino ad un ruscello che conduce facilmente nel canalone principale che scende da forcella Caserata, subito sotto la cascata (sorgente sulla destra). Si discende il canalone tra i massi fin poco prima di un salto dove si risale la sponda destra (evidente taglio di mughi) trovando una debole traccia di animali che sale in bosco e fatti 30/40 metri si piega a sinistra guadagnando per terreno aperto l’inizio della Cengla dal giracûl. Una volta percorsa tutta la Cengla e arrivati sul culmine del bosco che corona la thorla, si sale pochi metri lungo il crinale per abbandonarlo appena si individua una traccia che, in quota, si tiene parallela al canalone di sinistra. La traccia scompare presso dei pendii erbosi che scendono da destra dove si nota un grosso larice; raggiunto il larice appare possibile entrare nel canale di sinistra ed attraversarlo. Proseguendo su prati in salita obliqua si arriva sul costone che fa capo all’anticima 1680 del monte Maglina; raggiunta la cresta di questo, per un lungo pendio erboso e un tratto di crinale boscoso, si esce su un altro prato (la mâgle del Maglina) e oltre questo si raggiunge una forcellina subito sotto la quota 1.680. Da qui, tagliando in quota verso est i pendii erbosi sotto il monte Maglina si va a prendere la pala erbosa che scende verso la forca del Poul. Dalla forca del Poul si scende in val Silisia. E’ anche possibile scendere in Canal Piccolo di Meduna e ritornare alla diga del Ciul lungo la costata percorso descritto in I sentieri dei garibaldini a pag. 72 (Ediciclo Editore, 2003). L’opzione di discesa in val Silisia è senz’altro la più breve. E parlando di tempi va detto che per la traversata ci vogliono 12 ore; la difficoltà maggiore è sul passaggio della stanga (II) poco sopra la forca del Poul; vari tratti esposti durante il percorso.