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Il
Notiziario n. 35
La serenità di Luca
di Mariangela Conzato

Dopo numerose ascensioni sulle sue amate
montagne, il 21 febbraio 2009 sulla cresta del Raut, Luca ha
raggiunto la vetta più alta. Da questa cima non ha fatto
ritorno, lasciando un vuoto incolmabile tra i suoi
famigliari e noi amici. Difficile non cadere nella retorica
parlando di Luca, tuttavia gli occhi di chiunque l’abbia conosciuto, nominandolo, acquistano una luce particolare,
segno di quello che è stato. “Sei un fuori classe” gli
diceva il suo allenatore di calcio quando ancora bambino si
dedicava a questo sport di squadra. Il richiamo della
montagna però si è fatto sentire presto e Luca le ha
risposto con passione, rispetto e consapevolezza di essere
in qualche modo un privilegiato per potersi accostare ad
essa e viverla in tutte le sue forme. I primi passi col CAI
di San Vito al Tagliamento: un lungo elenco di normali e vie
classiche assieme al “Pissul” e a “Cina”. L’allenamento in
falesia soprattutto a Dardago, palestra di casa; ancora un
lungo elenco di vie alpinistiche salite in Carnia, nelle
Giulie e in Dolomiti e poi cascate di ghiaccio ripetute o
aperte dal basso andando ad esplorare settori nascosti in
Val Cellina e Val Settimana.
Noi compagni di scalata abbiamo
sempre ammirato la serenità contagiosa, il senso
dell’orientamento e soprattutto l’eleganza con cui saliva
verso la vetta, assaporando il percorso più che la conquista
della cima. Senza mai imporsi o trascinare il compagno
inesperto al seguito ostentando la sua bravura, era capace
di infondere coraggio e fiducia nelle proprie capacità per
far uscire il meglio di sé. Ed è proprio questo che
perseguiva: una continua crescita come alpinista ma
soprattutto come uomo, senza cercare gratificazioni esterne,
ma ascoltando solo una voce interiore che lo spronava ad
affrontare le difficoltà come occasioni per migliorarsi. È
con questo spirito che l’anno scorso ha salito in libera
solitaria lo spigolo Strobel sulla Rocchetta Alta di
Bosconero..
Luca scalava con i pantaloni bucati alle
ginocchia, incurante della moda, ma non esitava a comprare
catene, spit, chiodi…”mai soldi meglio spesi” sosteneva…
sempre alla ricerca di nuove linee da salire lasciandosi
umilmente suggerire il percorso più elegante dalla natura
della roccia. In Luca convivevano, in sintonia rara,
spiritualità e senso pratico; intendeva l’arrampicata come
una forma di meditazione e disciplina; la montagna aveva
trovato in lui terreno fertile per far germogliare
sentimenti puri. Con la sua semplicità ha tracciato un solco
indelebile nei nostri cuori. Il suo amico “Big” ci ricorda
come in prossimità della vetta dell’Antelao, quando
l’imbrunire incombeva confondendo il paesaggio e turbando la
mente, in tutta la sua semplicità Luca avesse detto: “Più in
alto salgo e più tutto sembra acquistare senso”.
Ora sei
altissimo Luca, a noi rimane il conforto di un angelo che ci
sprona a vivere perseguendo purezza e coraggio. |
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