Il Notiziario n. 35

Il CAI che noi vorremmo

di Alleris Pizzut
 

Cari Soci,
questa è la prima occasione che ho per rivolgermi a Voi tutti, ringraziando coloro che mi hanno accordato la loro significativa fiducia nell’assemblea elettiva del marzo scorso ed i componenti del Consiglio Direttivo che hanno individuato nella mia persona il Presidente per il prossimo triennio. Una carica che certamente mi onora, pur se nel contempo non posso negare la mia preoccupazione per le responsabilità che ne derivano. Il nostro Sodalizio è notevolmente impegnato in numerose difficoltà quotidiane: alle problematiche che hanno da sempre accompagnato la vita della Sezione si è aggiunta una fondamentale parte burocratica, molto dispendiosa in termini di tempo. Recentemente alcune argomentazioni hanno acceso delle divergenze in ambito sezionale, con orientamenti spesso opposti, soprattutto sul tema maggiormente ricorrente, quello relativo al rispetto dell’ambiente e delle popolazioni alpine, della cultura della montagna e del tecnicismo.

In questo contesto generale si sono scritti fiumi di parole, ma tuttora non si è giunti ad una lettura che possa mettere d’accordo una significativa maggioranza degli iscritti. Non posso affermare, a tal riguardo, di avere la soluzione in mano, ma cercherò ugualmente di dare un modesto contributo, esprimendo quelle che sono le mie interpretazioni in merito. Non v’è alcun dubbio che al primo posto della nostra scala di valori debba esserci il massimo rispetto per l’ambiente. Noi appassionati di montagna, in particolare modo, siamo fermamente convinti che l’ambiente alpino e le popolazioni che lo abitano siano sempre tutelati senza compromesso alcuno. Condividere e difendere questo aspetto ci fa onore, non solo come alpinisti, ma anche come buoni cittadini. Altrettanto importante per capire la giusta strada per il futuro del Sodalizio è la conoscenza e lo studio della nostra storia. A tal proposito faccio presente che, quasi da sempre, nei vari corsi del CAI di ogni specie o livello è norma consolidata impartire delle appropriate lezioni di storia dell’alpinismo, argomento chiave per il raggiungimento di esperienza e di ogni tipo di qualifica.

È altresì ricorrente l’affermazione che in gran parte del CAI sia presente un’esuberanza di tecnicismo che allontana da risultati concreti, portando in dote solo soddisfazioni parziali e sterili edonismi. Volendo dare una chiave di lettura diversa a tutto ciò, mi preme ricordare che proprio il tecnicismo ha contribuito ad elevare la sicurezza. Anche per questo dobbiamo, a mio parere, convivere con tutto ciò che può ridurre i rischi e quasi garantire l’incolumità. Questo non vuol dire che l’arrampicata indoor o in falesia sia uguale all’alpinismo, ma che semplicemente ne fosse riconosciuta la grande utilità nell’affinamento delle tecniche riutilizzabili in ambiente montano. Il tutto è riconducibile a una sorta di formula quasi matematica: allenamento più conoscenza dei limiti soggettivi ed oggettivi equivale a sicurezza. È poi compito dei vari addetti a tutti i livelli trasmettere a chi si avvicina al Sodalizio, con particolare attenzione verso i giovani, quanto ho sinora esposto.

E quasi a suggellare il connubio di queste due convivibili argomentazioni, proprio all’inizio del mio mandato nella nostra città si sono succeduti due importanti eventi: giovedì 21 maggio, alla presenza dei più bei nomi dell’attuale alpinismo pordenonese, nella gremita Sala della Regione F.V.G., a cura della Sezione è stato presentato il libro “I nostri alpinisti sulle montagne del mondo”; un insieme di rilevanti avvenimenti e frammenti di storia, raccolti e resi pubblici in una particolare monografia che arricchisce il nostro patrimonio storico culturale. Sabato 23 maggio, nell’edificio comunale del Palazzetto dello Sport di via Molinari, è stata ufficialmente inaugurata la palestra di arrampicata “Sala boulder” realizzata dalla nostra Sezione con la fattiva collaborazione degli Istruttori della Scuola “Val Montanaia”, la volonterosa determinazione del mio predecessore ed il sostegno economico della Regione F.V.G., della Provincia di Pordenone e della Fondazione CRUP. Una struttura che ha comportato alcune problematiche ideologiche e organizzative ma nella quale si possono trovare gli elementi che vanno incontro alle nuove generazioni, stimolandone la curiosità e l’interesse e facendole in seguito migrare nel mondo dell’alpinismo. Io credo fermamente in questo ed ho fatto una scommessa con me stesso, e Voi?

Queste, in sostanza, le linee guida del mandato che mi accingo ad espletare. Queste le regole alle quali mi atterrò, nella consapevolezza assoluta che la Sezione che presiedo e la Montagna in generale mi abbiano regalato molto di più di quanto io possa mai riuscire a restituire.