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Il
Notiziario n. 34
Il mal di montagna
A cura della Commissione Medica Centrale del Club Alpino
Italiano
L'ossigeno è fondamentale per la sopravvivenza e deve
giungere a tutte le cellule dell'organismo in quantità
adeguata per produrre energia. Salendo di quota,
nell'atmosfera si trova sempre meno ossigeno. Infatti la
pressione di ossigeno è proporzionale alla pressione
barometrica (è sempre circa il 21%): quando la pressione
barometrica si riduce (alta quota) si riduce anche la
disponibilità di ossigeno per le cellule dell'organismo. La
riduzione della quantità di ossigeno disponibile diventa
evidente sopra i 3.000 m e obbliga l'organismo ad attivare
dei meccanismi di compenso per affrontare la nuova
situazione (acclimatazione). Se non consentiamo al nostro
organismo di acclimatarsi possiamo andare incontro ai
sintomi del mal di montagna. La salita e soprattutto la
permanenza a quote elevate senza una adeguata acclimatazione
possono favorire la comparsa del mal di montagna che
colpisce in genere dopo qualche ora di permanenza in alta
quota e la probabilità che compaia è maggiore se si
trascorre la notte in alto. Sopra i 3000 m la salita deve
essere lenta e graduale: è contrario ad ogni norma di
acclimatazione partire dalla pianura, compiere dislivelli in
funivia e dormire in alto. Ricorda: il mal di montagna
colpisce il 50% delle persone a 4.500 m ed il 30% delle
persone a 3.500 m. I sintomi lievi sono: inappetenza,
nausea, mal di testa, senso di testa vuota o vertigini,
stanchezza eccessiva, insonnia. Sono di intensità variabile
e possono regredire con il riposo o con l'assunzione di un
analgesico. Le forme cliniche gravi sono due: edema
polmonare e edema cerebrale. Il primo è dovuto al passaggio
di acqua negli alveoli polmonari, cioè in una parte dei
polmoni che dovrebbe contenere aria; si manifesta con una
inusuale difficoltà respiratoria anche a riposo e con un
respiro rumoroso (rantolante). Il secondo, dovuto ad un
rigonfiamento dell'encefalo, si manifesta con una cefalea
(mal di testa) resistente agli analgesici, vomito,
difficoltà a camminare, fino al coma. L'allenamento non
previene il mal di montagna. Bisogna salire lentamente senza
affaticarsi troppo e coprirsi bene: il freddo ed uno sforzo
fisico eccessivo favoriscono la comparsa del mal di
montagna. Se si prevede di trascorrere la notte sopra i
3.000 m l'avvicinamento deve essere fatto il più possibile a
piedi. Se si usano impianti di risalita, è opportuno non
partire direttamente dalla pianura ma programmare una notte
a quota intermedia. È importante non assumere sonniferi e
non bere alcool: ambedue le sostanze favoriscono la comparsa
dei sintomi del mal di montagna. È buona norma bere molti
liquidi. Se compaiono i sintomi, la discesa è il primo
provvedimento da prendere. In presenza di sintomi anche
lievi conviene non procedere nella salita, soprattutto se si
è programmato di trascorrere la notte più in alto. Se i
sintomi compaiono nel pomeriggio è meglio scendere prima che
il buio impedisca la discesa. I sintomi non migliorano
durante la notte. Nel dubbio.... scendere.
Da Le Alpi Venete P/E '96 per gentile concessione
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