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Il
Notiziario n. 36
Sicurezza in montagna in tutte le stagioni
di Elio Guastalli

Parlare di pericoli e di prevenzione degli
incidenti in montagna non è mai facile; basta pensare come,
secondo molti, la montagna continua ad essere un banale terreno
di gioco o, secondo altri, la montagna diventa interessante solo
quando succede l’evento catastrofico o la disgrazia.
Noi del CNSAS che dell’ambiente montano siamo innanzi tutto appassionati
estimatori, non condividiamo queste interpretazioni e, pur
ammettendo qualche aspetto critico, diciamo solo che, se
affrontata con la giusta predisposizione, la montagna sa
regalare sensazioni straordinarie. Onestamente va detto che in
montagna non è pensabile ridurre i pericoli a “rischio zero” ma,
con altrettanta chiarezza, non va dimenticato che molti rischi
li corriamo abitualmente anche durante le nostre attività
quotidiane, magari senza pensarci.
Ancora: se vogliamo intendere
la sicurezza come condizione d’assenza assoluta del pericolo,
ditemi quando mai possiamo ritenerci assolutamente sicuri.
Quindi, per frequentare la montagna in sicurezza, l’obiettivo
non è l’eliminazione totale dei pericoli, ma la ricerca della
capacità di adattarsi all’ambiente ed alla situazione che si va
ad affrontare. Al pari, potremmo dire che la sicurezza in
montagna non si ottiene nemmeno con divieti o censure così come
non si ottiene pensando di poter piegare la natura ai nostri
voleri con interventi a volte assurdi; l’accettazione dei rischi
che certe attività comportano è un aspetto fondamentale che va
sempre messo in gioco con grande onestà.
Fatto ciò, risulta facile capire come i
pericoli possono essere controllati solo attraverso la capacità
di gestire la situazione che stiamo vivendo conoscendo
l'ambiente, le tecniche, le nostre capacità psico-fisiche,
quindi, i nostri ragionevoli limiti d'azione. Ancor più, vale la
pena sottolineare come sia prioritario ad ogni altra cosa e
quindi indispensabile, “sentire l’ambiente e se stessi” per
formare quella sorta d’istinto che ci permetterà di “fiutare il
pericolo”; un percorso difficile questo, che può essere
intrapreso solo con grane passione ed una buona dose di
modestia. L’esasperazione tecnicistica non aiuta a valorizzare
l’intelligenza e la sensibilità che mettono in stretta relazione
l’uomo con l’ambiente; per questo l’uso di strumenti sofisticati
ed il caricarsi di materiali all’ultima moda non risolvono i
problemi della sicurezza in montagna, anzi, paradossalmente
rischiano di creare false illusioni.
Credo che da queste semplici considerazioni
possa apparire, fra le altre cose, come l’alpinismo
difficilmente sia riconducibile ad una semplice pratica sportiva
bensì vada collocato in un ambito culturale caratterizzato, come
già accennato, soprattutto dalla relazione che l’individuo
instaura con l’ambiente e con se stesso. La prevenzione degli
incidenti in montagna è quindi un “fatto personale e di
cultura”. Forse tutto questo può sembrare un discorso troppo
teorico, esagerato, una visione condivisibile tutt'al più solo
per quelle pratiche alpinistiche ritenute particolarmente
impegnative e pericolose. Boschi, alpeggi, malghe e facili
sentieri, ad esempio, richiamano normalmente l’immagine
d’ambienti ameni e rilassanti quindi liberi da problemi e
pericoli di qualsiasi natura. In realtà, come messo in evidenza
dagli interventi del CNSAS, non è così, in altre parole, non è
necessario riferirsi agli ambienti alpini più severi per
riscontrare qualche problema. Senza voler dare ai dati
statistici significati più importanti di ciò che rappresentano,
va notato che tutti gli anni il CNSAS attua, sul territorio
nazionale, oltre 6.000 soccorsi; più di 300 sono le vittime.
I
campi d’intervento sono i più disparati; non è solo l’alpinismo
l’attività di riferimento, tutt’altro: l’escursionismo, lo sci
in pista, la residenza in alpeggi, il turismo montano, la
ricerca dei funghi, il lavoro in montagna, lo sci alpinismo, la
mountain bike, l’arrampicata sportiva, il parapendio ed altro
ancora, sono le voci che ricorrono più frequentemente. In altri
termini, sono molte le situazioni apparentemente banali che
rientrano nella griglia degli interventi effettuati dal Soccorso
Alpino; questo a significare che in montagna, così come in tutti
gli ambienti naturali, è sempre utile muoversi con cognizione e
consapevolezza ovvero, “è sempre utile cacciare fuori gli
occhi”. Che fare? La conoscenza del terreno, una buona
preparazione psicofisica, un’adeguata attrezzatura, la capacità
di movimento e d’utilizzo delle tecniche, l’osservazione delle
previsioni meteo, la modestia di rinunciare fin che si è in
tempo, sono solo alcune regole preventive che aiutano ad evitare
guai e situazioni spiacevoli ma ancor di più, come detto più
volte, occorre entrare in sintonia con l’ambiente e non
sopravalutare le proprie capacità.
Ora, se è vero che prevenire è sempre meglio
che curare, risulta chiaro che la prevenzione è un fatto di
cultura che passa attraverso un'azione d’educazione permanente
capace d'istruire il neofito e di rinfrescare le idee a coloro
che credono, a volte troppo spavaldamente, di sapere già tutto.
Con questa convinzione il CNSAS ha da tempo intrapreso,
coerentemente ad un suo compito statutario, la strada della
prevenzione degli incidenti in montagna attraverso un progetto
denominato “SICURI IN MONTAGNA”. Il lavoro di “SICURI IN MONTAGNA” mira a
stimolare i frequentatori della montagna affinché cresca sempre
più la conoscenza dei pericoli e la consapevolezza dei propri
ragionevoli limiti d’azione; spesso, infatti, manca una corretta
informazione ed il messaggio mediatico che viene trasmesso al
grande pubblico stimola l’idea del “faccio quel che mi piace
dove e quando voglio”. Questa filosofia in montagna non
funziona. Durante le attività di “SICURI IN MONTAGNA” ci siamo
accorti, ad esempio, che la grande massa dei frequentatori della
montagna conosce poco l’ambiente ed al pari, sono ancora pochi
coloro che intraprendono attività alpinistiche sotto
l’esperienza e la guida di esperti; purtroppo il “fai da te” va
per la maggiore.
Di fatto, anche per le attività apparentemente
più tranquille quali l’escursionismo turistico; in montagna
poter condividere la compagnia e l’esperienza di un amico fidato
è sempre buona cosa. Diversamente, le attività più impegnative
vanno affrontate maturando una giusta e paziente preparazione;
in questo senso le Scuole del CAI o l’affidarsi ad una Guida
Alpina può essere di grande aiuto.
Fra i vari temi affrontati da
“SICURI IN MONTAGNA” si è puntato l’interesse, ad esempio, ad
una casistica d’incidenti del tutto particolare: quelli che
coinvolgono i cercatori di funghi. Ancora comune è l’idea che il
pericolo relativo a questa disciplina sia legato esclusivamente
alla possibilità d’intossicazione. In realtà, anche se molti
sono i casi d’intossicazione, rari sono gli eventi di decesso
per avvelenamento; a fronte, gli incidenti che coinvolgono
questa popolazione d’appassionati frequentatori della montagna,
fanno registrare un bilancio preoccupante. Non tutti sanno che,
sull’arco alpino, sono di più i fungaioli che perdono la vita a
causa di scivolate che coloro che muoiono sotto le valanghe.
In
Italia mediamente in un anno si registrano un centinaio
d’interventi rivolti a cercatori di funghi; di questi, una
ventina circa perdono la vita. Il 70 % delle scivolate fatali fa
constatare l’uso di stivali di gomma; l’utilizzo di uno scarpone
rigido quante scivolate potrebbe evitare? Sul fronte degli
appassionati di neve fresca, abbiamo rilevato che sono ancora
pochi coloro che posseggono un’adeguata capacità di valutazione
del pericolo; la messa in atto di un intervento efficace d’auto
soccorso, unico metodo in grado di fornire la possibilità di
sopravvivenza del travolto da valanga, non è ancora una capacità
diffusa e consolidata. Infatti, molti frequentatori della
montagna innevata non utilizzano l’ARVA (indispensabile
strumento per la localizzazione del travolto) e la stragrande
maggioranza ignora l’importanza di pala e sonda; anche la
preparazione della gita e l’ascolto attento del bollettino
nivo-meteorologico spesso sono disattesi.
Meno allarmante la
situazione che si rileva a carico degli scialpinisti,
appassionati che vantano una disciplina oramai consolidata negli
anni; va comunque sottolineato che, di questi, oltre il 40 % non
utilizza l’ARVA, oltre il 70 % non utilizza la pala e l’80 %
circa non utilizza la sonda. Estremamente gravi risultano le
carenze rilevate a snowborders, discesisti fuori pista ed
escursionisti con racchette (ciaspole); mediamente, l’85 % non
utilizza l’ARVA mentre la pala e la sonda sono pressoché
sconosciute! Sottolineando ancora che è determinante il soccorso
immediato da prestare al compagno travolto da valanga (dopo soli
15 minuti, la possibilità di sopravvivenza per il travolto
diminuisce drasticamente), risulta estremamente preoccupante
notare quanti non posseggano gli strumenti indispensabili per
effettuare un idoneo intervento d’autosoccorso e, tanto meno,
posseggono la consapevolezza e la capacità di realizzarlo. Sono
molti gli esempi di cui si potrebbe parlare ma non è questa la
sede per farlo.
Concludo brevemente ricordando che al Corpo
Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico sono affidati, per
leggi dello Stato, i compiti di vigilanza, di prevenzione degli
infortuni, di ricerca delle persone disperse e di soccorso degli
infortunati in ambiente montano, ipogeo, impervio ed ostile.
Vale la pena precisare che il CNSAS afferisce al Servizio
Sanitario d’Urgenza ed Emergenza 118; ciò significa che in caso
di necessità, per l’intervento sanitario del Soccorso Alpino e
per la ricerca di persone disperse, il numero unico da comporre
per la chiamata sull’intero territorio nazionale è il 118.
A
conclusione di queste brevi osservazioni gradirei liberare il
campo da qualsiasi dubbio, ovvero, gradirei ribadire con
decisione che parlare di pericoli in montagna non significa
affermare che la montagna è pericolosa: la montagna non è mai
assassina e mai è da criminalizzare. Fatto salvo gli eventi
imponderabili, che alcune volte hanno coinvolto anche grandi
alpinisti, sono le persone che spesso dimostrano superficialità
e presunzione.
Noi, dissociandoci da interpretazioni fuorvianti,
diciamo solo che, se affrontata con la giusta predisposizione,
in tutte le sue forme ed in tutte le stagioni, la montagna è
semplicemente meravigliosa. |
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