Il Notiziario

I Terremoti del Friuli a trent'anni dall'Evento del 1976

di  Tito Pasqualis
 
Il terremoto del 6 maggio 1976 con le forti repliche di settembre è stato per il Friuli il più tragico evento naturale del Novecento, ma in passato molti altri violenti sismi hanno squassato più volte questa regione. I terremoti sono movimenti improvvisi e rapidi della crosta terrestre che partono dall’interno della Terra e raggiungono la superficie in un'area detta “epicentro”. Nell'antichità si credeva che essi fossero provocati dal mitico gigante Atlante condannato a reggere la Terra sulle spalle; però gli uomini antichi già sapevano che questi fenomeni erano ripetitivi, più frequenti in alcune aree e meno in altre.  Le prime notizie di un terremoto nell’Alta Italia risalgono al 238 d.C.; il primo documentato terremoto del Friuli fu quello del 3 gennaio 1117. Il più grande sisma friulano del Medioevo avvenne il 25 gennaio 1348 ed ebbe un’intensità compresa tra il IX e il X grado della scala Mercalli (il grado più elevato è il XII). Una volta però non esistevano le scale sismiche e quindi la valutazione dell'intensità dipendeva dalle sensazioni dei cronisti. Così si legge che a Pordenone le tre riprese del terremoto del 1348 furono avvertite come “leggera”, la prima, “molto forte”, la seconda, e “orribilmente disastrosa” la terza. Un modo empirico per valutare l’intensità era dato dal suono delle campane: con le scosse del V grado tintinnavano le campanelle delle porte delle case; quelle del VII-VIII grado facevano suonare anche le grandi campane. Uno dei più violenti terremoti del Friuli si verificò il 26 marzo 1511, lo stesso anno della sanguinosa rivolta dei contadini e di una grave epidemia di peste. A Udine crollarono parti del duomo e del castello; a Pordenone il sisma lesionò il campanile di S. Marco; a Sacile fece crollare un’ala del palazzo comunale e il campanile di S. Nicolò e, singolare effetto, arrestò il corso della Livenza. Nel luglio del 1776 le valli del Meduna e del Colvera furono interessate da uno sciame sismico, che durò parecchi giorni; alla scossa principale seguirono “fitte tenebre”. Il 6 giugno 1794 la Val Tramontina e la Val d’Arzino furono colpite da un sisma “spaventevole” che provocò vittime e danni. Nell’epicentro, localizzato nel Canal di Cuna, il terremoto ebbe un'intensità del IX grado; a Tramonti di Mezzo distrusse la chiesa e più della metà delle case.  Anche la Carnia fu spesso sconvolta da forti movimenti tellurici come, ad esempio, quello del 20 ottobre 1788 che ebbe l’epicentro a Tolmezzo. Il 19 febbraio 1853 violente scosse sollevarono le nevi del M. Amariana, che ricaddero sul paese di Amaro come una nevicata a ciel sereno. Nella notte del 28 agosto 1884 gli abitanti di Tolmezzo furono svegliati non tanto da una scossa, che fu abbastanza leggera, quanto “dallo schiamazzare dei polli e dal muggire delle armente”, già irrequiete nelle ore precedenti. Il 29 giugno 1873 un sisma del X grado ebbe l’epicentro in Cansiglio. A Pordenone si manifestò con intensità dell'VII grado, a Porcia crollarono parte delle torri del castello e il tetto della chiesa della Madonna. Il 27 marzo 1928 un terremoto del X grado infierì sulla Val d’Arzino tra San Francesco e Verzegnis.

Il 18 ottobre 1936 il Cansiglio fu di nuovo epicentro di un sisma del IX grado che provocò vittime e gravissimi danni a Caneva e, a Sacile, lesionò tra l’altro l’antica Torre dei Mori, poi abbattuta; subirono danni anche la chiesa e il campanile di San Floriano a Polcenigo. Nell’area maggiormente colpita, divisa dal Tagliamento tra Prealpi Carniche e Prealpi Giulie, il sisma del 1976 ha lasciato vistose ferite anche sulle montagne dove ha travolto strade e sentieri. A distanza di 30 anni sono ancora evidenti le frane provocate da quel sisma sui monti Chiampon e Glemina, sopra Gemona, sul versante ovest del M. Plauris, sopra Venzone, sul M. Brancot a Braulins, sui monti San Simeone e Festa e in molte località della Val Fella. Grandi quantità di detriti di frana si sono riversate su preesistenti depositi nei canaloni del M. Ledis e dell'Amariana. Una lunga fenditura si è aperta sul M. Cuarnan; nuovi crolli hanno alimentato le frane di Anduins e di Pert nella Val d’Arzino; enormi massi sono precipitati nel torrente e la strada provinciale è rimasta interrotta per molti mesi. Sopra San Francesco è crollato un altro pezzo del M. Piombada e, a Piedigiaf, nel Canale di Cuna, si è ampliata la vecchia frana. I crolli hanno interessato anche rocce dalle caratteristiche meccaniche ottime, come i calcari e le dolomie, ma rese instabili da diffuse fessurazioni. In merito alle cause dei terremoti, fin dall'antichità si conosceva la stretta connessione tra terremoti e vulcanesimo, però in Friuli non c’erano vulcani e quindi si pensava che i terremoti friulani trovassero origine nei Colli Euganei. Un’altra teoria ipotizzava che i sismi dipendessero da crolli di caverne provocati dalla pressione di gas sotterranei; così, al primo segno premonitore, si ordinava di scoperchiare i pozzi dell’acqua per favorire la fuoriuscita degli ipotetici flussi gassosi. Ancora alla fine dell’Ottocento prevaleva l’opinione che i movimenti tellurici fossero una conseguenza dell’azione erosiva delle acque sotterranee; essi venivano quindi collegati alle piogge o, più in generale, alle condizioni climatiche.

Tra l’altro si riteneva che presagio di terremoto fosse l’atmosfera afosa e statica di certe sere estive, quando la Luna appare rossastra e la natura tace. La Luna è il corpo celeste a noi più vicino, assieme al Sole suscita le maree e ha influssi sull’uomo, ma non è certo che essa possa anche scatenare i terremoti. Oggi si sa che l’elevata sismicità della regione friulana è dovuta alla sua complessa struttura derivata dalle deformazioni dei corpi rocciosi che la compongono i quali sono compressi da grandi forze interne. Per questo motivo il territorio si presenta con valli strette e rilievi montuosi che sorgono quasi all’improvviso dalla pianura creando ambienti naturali completamente diversi, anche se essi sono molto vicini tra loro. Lo scrittore Ippolito Nievo (1832-1861) aveva colto questa caratteristica del Friuli che egli poeticamente definì “un piccolo compendio dell’universo”. Ma questo “compendio” è indice di una situazione geologica complicata con faglie, sovrascorrimenti e fratture di masse rocciose che sono all’origine dei terremoti. Contro questi fenomeni l’unica difesa è quella di limitarne i danni costruendo le case in modo adeguato. In questo campo il terremoto del 1976 ha segnato una svolta sia nella prevenzione antisismica, come nella gestione dell'emergenza, nell’ organizzazione della Protezione Civile e nello studio dei fenomeni sismici.