Il Notiziario

In montagna con Silvano Zucchiatti

di Ezio Migotto

 

 

Una mattina d'ottobre del 2005 incontro Silvano in Via Molinari, frenata brusca, scendo dalla bicicletta, facciamo un po' di strada assieme. Mi dice subito: ho bisogno di intervistarti per un articolo sui soci cinquantennali da pubblicare sul notiziario sezionale; mi viene da ridere, un'intervista, socio cinquantennale, per fortuna mio zio mi ha iscritto al CAI a sei anni; ci diamo appuntamento per la sera in sede. È stata l'occasione per ricordare le avventure vissute assieme. Oggi Silvano non è più con noi, ma restano le esperienze realizzate, sono parte della mia storia e credo di quanti con lui hanno viaggiato o salito montagne.

Prima invernale della Croda Cimoliana 1970  (Silvano Zucchiatti, Dino Agnolin, Gianni Martin, Ezio Migotto).

Con l’entusiasmo dei ventenni raggiungiamo, Gianni e chi scrive, il bivacco Perugini per salire d'inverno la Croda Cimoliana. Ci sembra un’impresa quasi mitica, è per noi una prova importante; ci distendiamo sul tetto rosso del bivacco a guardare i giochi delle nuvole, a scaldarci al sole invernale, a contemplare le montagne. A notte fonda sentiamo bussare alla porta del bivacco: compare la figura slanciata di Silvano, seguito da Dino. La loro presenza, dopo un momento di sorpresa, ci dà tranquillità, sentiamo che la salita potrà svolgersi con maggior sicurezza grazie alla loro esperienza. Così è stato, la neve e il ghiaccio sono elementi naturali che Silvano amava particolarmente sia nelle escursioni scialpinistiche sia nelle salite invernali

Lazistan 1972; spedizione sui monti del Kackar (Armenia turca) (Silvano Zucchiatti, Enzo La Conca, Gianni Martin, Sisto Degan, Ezio Migotto).

Abbiamo salito 32 cime fra i 3.000 ed i 4.000 metri, 18 delle quali in prima assoluta. Per noi giovani della spedizione è stato il sogno realizzato, l'avventura che si ricorda per tutta la vita, compiuta con mezzi modestissimi e per questo ancor più significativa. In questa circostanza è emersa la figura del Silvano organizzatore, capo responsabile, trascinatore nei momenti difficili, conoscitore d'usi, costumi, tradizioni locali, ma sempre curioso di scoprire aspetti nuovi delle genti e degli ambienti con cui entrava in contatto.

Terremoto in Friuli 1976; a Pert in Val d’Arzino con una squadra del soccorso alpino.

Mattina del 7 maggio, caldo afoso, militari, volontari, ambulanze, distruzione, ricerca affannosa di qualche sopravvissuto; anche in questo caso Silvano ci sprona e tenacemente insiste nella ricerca finché riusciamo almeno a recuperare e ricomporre pietosamente le salme di una famiglia rimasta sotto le macerie della propria casa. Rientrando a Pordenone Silvano ricorda il disastro del Vaiont, quando intervenne fra i primi da giovane sottotenente. La solidarietà ritengo sia un valore fondamentale a cui ci educa il nostro andar per monti e Silvano lo ha testimoniato fattivamente.

La campana ottobre 1976 (Silvano Zuccchiatti, Ezio Migotto).

Silvano si è sempre interessato della vita sociale del CAI, si è impegnato nei diversi  ambiti di responsabilità nella Sezione di Pordenone e nel Triveneto. Ha scritto molto, in particolare delle montagne pordenonesi. Per questi motivi mi ha chiesto di aiutarlo a riportare la campana riparata in vetta al Campanile di Val Montanaia nella ricorrenza dei cinquanta anni dalla sua prima collocazione. È stata una bellissima giornata autunnale, eravamo soli nella ascensione, silenzio, tranquillità, ci ha pervaso una calma interiore, ci sentivamo in armonia con l'ambiente.

La bandiera della Pace sulla cima dei Preti 1986 “anno internazionale della pace” (Silvano Zucchiatti, Alberto Rossi, Ezio Migotto).

Silvano riusciva a coniugare la passione per i monti all'impegno civile e politico, e proprio nell'ambito dell'iniziativa “la Val Cellina per la pace e lo sviluppo” s’inserì la nostra salita alla cima dei Preti; è stato un piccolo, semplice e simbolico contributo per far riflettere su questo bene prezioso.

Torre sud di Cima dei Pecoli 1986    (Silvano Zucchiatti, Ezio Migotto).

Cercare nuovi itinerari, approfondire con un attento studio bibliografico la conoscenza di gruppi montuosi o di singole cime, trovare ancora spazi da esplorare e descrivere nelle montagne della Val Cellina sono stati una costante dell'alpinismo di Silvano. La salita della Torre sud di cima dei Pecoli, toponimo da noi proposto, rientra in questo filone di ricerca esplorativa che si collega alle radici dell'alpinismo. Conoscere un territorio porta a capirne le  ricchezze ma anche le  fragilità e Silvano si è impegnato concretamente per l'ambiente, sia per la tutela ma anche per la sua valorizzazione sostenibile. Silvano, nel suo andar per monti, univa la passione sportiva allo spirito del viaggiatore-esploratore colto e curioso, aveva la capacità di descrivere chiaramente quanto visto e sapeva trasmetterlo ai giovani sia nella sua professione d'insegnante che d'istruttore di sci alpinismo.

Grazie Silvano per quanto ci hai trasmesso con semplicità e coerenza!