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Il
Notiziario
Giornata Culturale al
Rifugio Pordenone
Gabriele Remondi
Nell’ambito del programma culturale del Club Alpino Italiano
che identifica le proprie strutture ricettive in quota quali
“Presidi Culturali” nel territorio, la Commissione Centrale
rifugi e Opere Alpine del C.A.I. ha promosso e organizzato
Sabato 22 Luglio 2006 presso il nostro rifugio Pordenone una
giornata culturale dal tema Etica dell’Alpinismo e Filosofia
della Montagna con il patrocinio della Presidenza Generale
e con la collaborazione della Commissione Centrale per le
Pubblicazioni, del Club Alpino Accademico (C.A.A.I.), del
Gruppo Italiano Scrittori di Montagna (G.I.S.M.) e della
nostra Sezione. Possiamo essere orgogliosi che
l'organizzazione centrale del nostro sodalizio abbia scelto
il nostro rifugio per lo svolgimento di questo importante
incontro.
Quando Vinicio Vatteroni, coordinatore centrale per le
attività culturali, mi ha contattato per chiedermi la
disponibilità ad organizzare l’incontro, non ho esitato un
attimo nel dare il mio consenso. Ho pensato che è molto più
bello parlare e discutere delle tematiche culturali della
montagna, in un ambiente altrettanto bello e naturale come
quello del nostro rifugio, piuttosto che in una qualsiasi e
anonima sala conferenze della città.
Negli ultimi anni i nostri rifugi sono oggetto di estenuanti
discussioni e problematiche, in quanto strutturalmente
devono rispondere a determinati requisiti di sicurezza,
abitabilità e norme sanitarie imposte dalla legge, che
stanno “ossessionando” i gestori e ancor di più le Sezioni
proprietarie.
Anche per queste ragioni, all’Assemblea Generale di Maggio a
Varese è stato approvato il fondo di solidarietà dopo non
poche discussioni e accesi dibattiti. Questo fondo verrà
direttamente gestito dalla Sede centrale con il contributo
dei Soci e della stessa Sede, in attesa di finanziamenti
pubblici e certi. Per un giorno abbiamo dimenticato tutti
questi problemi, parlando di cultura della montagna. In
futuro dovremo creare ancora maggiormente queste opportunità
di incontro e di dialogo.
Il rifugio alpino rappresenta il punto di incontro delle
diverse culture della montagna: la cultura
dell'escursionismo, la cultura dell'alpinismo e la cultura
del turista. Perché no, anche quest’ultimo ha diritto di
godere delle bellezze naturali del nostro ambiente, non ha
però il diritto di pretendere che le strutture dei rifugi
debbano offrire gli stessi servizi che si trovano nelle
strutture delle località turistiche. Noi “uomini di
montagna” dovremo fare cultura, invogliare il turista a
prendere in mano una carta della zona, spiegare dove si può
andare, riconoscere le cime circostanti e magari trasmettere
anche un po' di storia alpinistica. Il rifugio è una risorsa
che valorizza il territorio montano, lo rende più
accessibile e, se ben gestito e frequentato, può essere
anche luogo privilegiato di formazione di cultura
ambientalistica e alpinistica.
Io personalmente appartengo alla formazione culturale delle
Scuole di alpinismo e sci-alpinismo dove sono entrato nel
1982, come aiuto-istruttore, a far parte della Scuola
Nazionale di Alpinismo, sci-alpinismo e arrampicata libera
“Val Montanaia” della nostra Sezione, conseguendo prima il
titolo di Istruttore regionale di Alpinismo e dopo quello di
Istruttore Nazionale di sci-alpinismo. Fin dai primi passi
nella Scuola, Giancarlo Del Zotto, che l’aveva fondata nel
1963, mi insegnò che un buon Istruttore non è tale solo
perché capace tecnicamente, ma perché possiede delle solide
basi culturali. Ciò significa che gli Istruttori non devono
solo mantenersi in “attività” come alpinisti, ma devono
curare al tempo stesso tutti quegli aspetti relativi alla
didattica, cioè alle tecniche di insegnamento, a quei
sistemi che consentono di trasmettere agli allievi ciò sanno
e possono fare. Per raggiungere questo obiettivo, è
fondamentale coltivare la passione per la montagna, la
capacità di sviluppare quella “sensibilità” per l'ambiente e
conoscere le nostre radici storiche.
Non appena riceverò gli atti del Convegno, sarà mia cura
riassumere gli interventi dei relatori in un prossimo numero
del Notiziario. Al momento mi limito a descrivere le
caratteristiche e peculiarità dei relatori:
Annibale Salsa, Presidente Generale del C.A.I.;
Spiro Dalla Porta Xidias, Presidente del Gruppo Italiano
Scrittori di Montagna;
Dante Colli, Presidente della Commissione Centrale del CAI per
le pubblicazioni, nonché Vicepresidente del Gruppo Italiano
Scrittori di Montagna;
Francesco Tomatis, autore del libro “Filosofia della montagna”;
Giacomo Stefani, Presidente del Club Alpino Accademico Italiano
(C.A.A.I.).
Il nostro Presidente Generale non ha certo bisogno di
presentazioni in quanto il suo “pensiero” spesso lo leggiamo
negli editoriali de “La Rivista” del C.A.I..
Di Spiro Dalla Porta possiamo cogliere la personalità di
alpinista accademico e scrittore, da quanto emerge dai suoi
innumerevoli scritti. Dai “Dialoghi con Spiro”, la recente
rubrica apparsa su “Lo Scarpone” a cura di Roberto Serafin dal
titolo “Ma l’etica dell'alpinismo è sempre uguale per tutti?”,
appare chiaro il suo pensiero su questo tema. Vi consiglio di
andare a rileggerla! Spiro è stato anche definito “Cantore del
Campanile Val Montanaia”, simbolo di elevazione e spiritualità.
Francesco Tomatis, alpinista appassionato, è docente di
Ermeneutica filosofica all'Università di Salerno. É stato per un
lungo periodo ricercatore in Germania all'Università di
Friburgo. Professore ordinario allo Studio Teologico di Fossano,
ha collaborato con le Università spagnole di Cordoba, Mendoza e
Madrid. Nel suo libro “Filosofia della montagna” uscito a fine
estate dello scorso anno, Tomatis sviluppa tanti concetti. Tra i
molti, ad esempio, il senso del pericolo che così esprime:
“Senza il pericolo la montagna non è montagna, ma un gioco
sterile”. Così come Albert Fredrik Mummery, il celebre alpinista
inglese della seconda metà dell’Ottocento, descriveva nel suo
tempo i rischi e il fascino del pericolo dell'andar per monti.
“Nel pericolo c'è sempre un potere educativo e qualificante,
scriveva Mummery, potere che non si può riscontrare in nessuna
altra scuola che non sia quella della montagna”. E Tomatis
osserva ancora: “Il fascino delle montagne è dato dal fatto che
sono belle, grandi e pericolose”; sviluppa queste notazioni
alpinistiche in riflessioni “alpi-mistiche” e osserva: “Non c'è
ascesa senza ascesi, continuo esercizio, costante rinuncia,
faticoso cammino, disciplinata via, fedele amore, insonne
preghiera di abbandono a ciò che, a tutto superiore, attende”.
Il lecchese Giacomo Stefani, già a 20 anni entra a far parte
della esclusiva Società alpinistica “I Ragni di Lecco”. A 30
anni entra a far parte dell’Accademico. Alpinisticamente assai
preparato ha compiuto decine di nuove vie nelle Alpi Occidentali
e Centrali, alcune invernali importanti ed alcune spedizioni
extraeuropee: da segnalare l’Annapurna I e il Gashenbrum IV
(parete ovest).
Alla prossima puntata!
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