Il Notiziario

L'ULTIMO TESTIMONE

di  Gianni Furlanetto

Ci è facile amare la montagna: s’alza con immediatezza dalla  pianura pordenonese e la raggiungiamo con facilità. Pure ci rendiamo conto che questo fatto non basterebbe da solo a spiegare perché  la passione per i monti  sia solidamente radicata nella nostra zona e il Club Alpino Italiano vanti uno dei migliori rapporti tra numero dei soci ed abitanti. Sono meriti che non possono venire ascritti a poche persone o singoli eventi, ma che di certo trovano  importanti riscontri nelle nostre origini.
Ai primi di luglio del 1726 i veneziani Stefanelli e Zanichelli, spinti “dall’amore per le piante” effettuarono la prima salita ad una vetta del Triveneto calcando la vetta del Cimon del Cavallo. All’epoca, la conquista non sollevò soverchio interesse e, anzi, da noi non se ne seppe nulla.
L’esplorazione delle nostre montagne venne completata tra la seconda metà dell’ottocento e l’inizio del secolo scorso; anche in questo caso quasi tutti i meriti sono da attribuire ad alpinisti qui giunti da lidi più o meno lontani. Nella nostra zona, salvo rare eccezioni, l’alpinismo latitava.

Dopo la Prima Guerra Mondiale i racconti dei reduci dalla guerra in montagna ed i resoconti dei giornali contribuirono a creare anche un interesse per i monti. In quel dopoguerra Pordenone conosceva un momento di grande sviluppo commerciale ed industriale; in un clima di fiducia nel futuro si andava radicando nella popolazione il  senso di appartenenza ad una comunità e si moltiplicavano le iniziative culturali ed associative. Nacquero, tra l'altro, una filodrammatica e ben due orchestre; la squadra di calcio otteneva buoni risultati ed i nostri ciclisti partecipavano a importanti gare in  Italia ed all'estero.

Il 9 gennaio 1925 venne fondata la Sezione di Pordenone del C.A.I.: l’entusiasmo e le capacità dei suoi dirigenti la rese in breve una realtà di tutto rispetto, dotata di buoni  Rifugi e con un’invidiabile attività. Nel 2000 abbiamo celebrato i settantacinque anni dalla fondazione e, all'epoca dell’assemblea annuale, risultavano ancora in vita e regolarmente iscritti due dei soci fondatori: il "leone di Pordenone" Raffaele Carlesso e Raffaele Joppi. "Biri" ci lasciava in quella stessa primavera lasciando  soltanto Joppi a testimonio degli entusiasti che avevano iniziato la nostra storia.

Per lui, con i monti era stato amore a prima vista. Appena sedicenne, il 29 agosto 1922 si era iscritto, assieme ad Osvaldo D’Andrea, alla Sezione C.A.I. di Treviso, allora la più vicina a Pordenone; furono i primi due pordenonesi iscritti al sodalizio. Il loro esempio contagiò anche altri appassionati di montagna e dopo poco più di due anni si poté costituire la Sezione di Pordenone. A dispetto della giovane età,  Joppi venne nominato segretario; attivissimo, si mise in luce sia nella organizzazione delle attività che come maestro di sci. Il suo impegno di dirigente sezionale cessò nel 1937 quando venne chiamato nell’allora Africa Orientale Italiana all’organizzazione del sistema scolastico. Per le sue riconosciute qualità e per l’esperienza acquisita gli fu chiesto di operare i quei luoghi anche dopo perdute le colonie. Al rientro in Italia si stabilì a Bergamo e, pur lontano da Pordenone, rimase sempre iscritto con regolarità alla nostra Sezione.

Nell’Assemblea Sezionale del 2000 avevamo in animo di consegnargli una pergamena, ma l'età non gli aveva consentito di venire fin qui. Per fortunata combinazione l'Assemblea Nazionale del C.A.I. era stata convocata per il 20 maggio di quello stesso anno a Cernobbio-Como e Bergamo, ove lui risiedeva, quindi si trovava sulla nostra strada. Ci recammo in compagnia Silvano Zucchiatti, Aldo Modolo ed io. Nel pomeriggio, di ritorno dall'Assemblea, venimmo accolti a casa Joppi. Quell'incontro è uno dei momenti più vivi che mi restano del periodo nel quale ho seguito da vicino l’attività sezionale.

Ricordo, come fosse ieri, i suoi occhi ancora limpidi e la lucidità dei suoi ragionamenti. Si rammentava con piacere degli anni di insegnamento a Pordenone e a Sacile e gli erano ancora ben presenti gli eventi e gli uomini che avevano fatto nascere il C.A.I. cittadino.
Ci chiese delle vie per salire alla Manera che lo aveva visto giovanissimo effettuare la "prima" invernale con D'Andrea, Chechi Maddalena e Milanese. Ci raccontò delle sciate in Piancavallo che, ai suoi tempi, seguivano un trasferimento in bicicletta sino ad Aviano o a Dardago ed una lunga marcia a piedi sino al Rifugio Policreti.
S’era fatto buio alla nostra partenza da Bergamo. Ci sentivamo ricchi eredi di una importante tradizione: anche  dopo tanti decenni  permaneva intatto in Raffaele l’affetto per la Sezione che aveva fortemente voluto far nascere e visto crescere.

Nel volume con la nostra storia - Alpinismo Pordenonese - è più volte citato Raffaele Joppi. Sotto la sua foto la didascalia ci informa che è stato il “primo segretario della Sezione”. Quel volume egli ha tenuto tra le cose care e mostrato con fierezza a coloro che stimava.

Il 3 maggio 2005 si è celebrato il suo funerale nella chiesa di San Paolo a Bergamo. Era là anche il nostro pensiero: avevamo perso uno di famiglia, l’ultimo testimone degli inizi di una storia della quale siamo orgogliosi.