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Il
Notiziario
PERU' 2005 CORDILLERA BLANCA

Sicuramente il desiderio di conoscere e, se ancora si
riesce, scoprire e meravigliarsi davanti a nuovi incontri, è
il filo che lega le persone che hanno partecipato a questo
viaggio in Perù e nel territorio andino della Cordillera
Blanca. Nei sogni e nei progetti degli alpinisti e comunque
di chi ama la montagna, prima o poi entrano di prepotenza
quei luoghi che da sempre hanno affascinato per la loro
altitudine, i nevai e i ghiacciai immensi in continua
evoluzione, i cieli azzurro intenso contro cui si stagliano
montagne tra le più alte del pianeta.
Anche da queste considerazioni è nato il progetto del
viaggio, all’interno di alcune sezioni del C.A.I. Friulano e
Veneto. Si è lavorato un anno per preparare questa
“avventura” che ha coinvolto 29 persone, da otto a sessant’anni,
dieci donne e diciannove uomini; non è facile organizzare
itinerari diversi tenendo conto delle esigenze di ognuno,
quindi ci sono stati numerosi incontri per impostare i
percorsi, le attrezzature da procurare, il vestiario,
l’alimentazione, la suddivisione dei gruppi, le spese da
affrontare.
C’è da dire che
una forte dose di entusiasmo aiuta molto in queste circostanze,
dove non va sottovalutato comunque nulla, poiché si vanno ad
affrontare percorsi alpinistici di diverse difficoltà a quote
che partono dai 3000 a oltre i 6000 metri di altitudine ed è
richiesto buon allenamento fisico ed equilibrio mentale.
Finalmente il 6 agosto si parte da Milano per Lima e il giorno
seguente con un viaggio in pullman di otto ore, dalla capitale
Peruviana raggiungiamo Huaraz e poi il piccolo paese di Marcarà,
ai piedi appunto della maestosa Cordillera Blanca. Si è scelto
questo paese di partenza poiché ci siamo affidati ad una Scuola
di Guide Alpine gestita da una organizzazione italiana di
Salesiani di Don Bosco che ha sede a Marcarà. (DON BOSCO EN LOS
ANDES) I giovani vengono preparati per essere Guide in qualsiasi
tipo di percorso : dal trekking alle ascensioni delle cime oltre
i 6000 m, vengono forniti altresì portatori, cuochi,
attrezzature comuni, spostamenti con mezzi motorizzati. Già da
qui è possibile ammirare alcune montagne tra le più alte della
Cordillera: Nevado Copo, Nevado Urus, Nevado Huascaran. Marcarà
si trova a 2700 metri e già salire le scale fa venire il
fiatone, e vedere i ragazzi giocare a pallone con tanta energia
crea un po’ di sgomento: per fortuna il nostro Giovanni che ha
otto anni non teme confronti! Dopo una giornata di sosta per
preparare zaini, tende, sacchi, corde, piccozze, ramponi e tutte
le vettovaglie per i giorni di montagna stiamo per partire e ci
dividiamo in due gruppi per itinerari diversi.
Un gruppo di sei
alpinisti è partito verso la zona più a sud della Cordillera,
direttamente al rifugio Ishinca 4350 m usato come punto di
partenza per la salita a ben quattro cime: Nevado Urus 5495 m,
Nevado Ishinca 5530 m, Nevado Pataquena 5336 m, Nevado
Tocclaraju 6034 m; le condizioni atmosferiche si sono mantenute
stabili al bel tempo ed il temuto “mal di montagna” non ha reso
impossibile questa impresa. Il restante gruppo ha iniziato il
trekking percorrendo le “quebradas” (valli) verso l’Ishinca,
costeggiando l’Urus, poi ci si è spostati più a nord
attraversando valli e passi tra i maestosi Nevai dello Huascaran,
Chopicalqui, Chacraraju, Pisco, Huandoy. Si devono valicare
passi di oltre 5000 metri e la vista di queste montagne che si
spalancano agli occhi è indimenticabile, nevai dalle forme più
strane a seconda dell’esposizione e dei venti; non mancano i
tonfi sordi delle valanghe che arrivano a valle e si sciolgono
nelle acque delle “lagunas”, numerose in tutta la Cordillera,
dai colori mutevoli causa l’altitudine e i minerali contenuti
nelle rocce.
Altri alpinisti
sono saliti sulle cime del Nevado Pisco 5762 m e del Chopicalqui
6354 m; in solitaria Giorgio si è conquistato il Nevado
Huascaran a 6675 m. Va ricordato che alcune cime di questi nevai
sono tuttora inviolate, di estrema pericolosità per il continuo
movimento dei ghiacciai che purtroppo si stanno ritirando a
velocità impressionante negli ultimi dieci anni.
Abbiamo sempre avuto le Guide Alpine e i portatori con noi,
tutti giovani sui vent’anni alleatissimi, poiché vivono sempre
ad alta quota, tecnicamente preparati e squisite persone, che
terminata la stagione alpinistica (luglio-agosto), oltre a
tenersi aggiornati tecnicamente lavorano per lo più nei campi
con il resto della famiglia essendo quasi tutti figli di
campesinos, lavoro che viene svolto solo a forza di braccia e
schiena. In questi itinerari di alta montagna abbiamo dormito
nelle tende e nei rifugi (rif. Ishinca, Perù e Huascaran), sono
strutture notevoli in pietra e legno, possono ospitare fino ad
80 persone. Richiedono impegno continuo per mantenere e gestire
questi edifici, come è altrettanto difficile far progredire la
scuola della Guide Alpine.
Tutta questa
attività, oltre ad altri centri di assistenza a bambini orfani o
malati o denutriti, laboratori artigianali, ecc. è completamente
gestita da italiani volontari, che vivono oramai stabilmente in
Perù con la famiglia e continui ricambi di persone che offrono
il loro lavoro. C’è il costante coinvolgimento di soggetti del
luogo con la precisa volontà di renderli consapevoli di quanto è
importante appropriarsi di queste strutture ed essere in grado
di sfruttare le risorse della propria terra per un futuro
veramente indipendente, questo però è ancora lontano. Il Perù è
un paese molto vasto, con condizioni ambientali non certo
favorevoli all’agricoltura intensiva, ai trasporti, l’attività
industriale è praticamente assente, perciò la vita è molto dura.
Si viaggia per
centinaia di chilometri in zone desertiche dove è difficile far
giungere l’acqua, molti villaggi non hanno acqua potabile, sugli
altipiani si coltiva usando il sistema a terrazze ricavate
ancora dalle civiltà Inca e Preincaiche; tutti i lavori vengono
svolti per lo più senza l’uso di macchine agricole e con l’aiuto
di pochi animali: buoi e lama addomesticati per i trasporti.
Eppure in qualche maniera siamo tutti a conoscenza degli
innumerevoli luoghi rimasti a testimonianza di una storia
millenaria importante e ancora misteriosa.
Nel nostro
viaggio abbiamo potuto visitare e ammirare i luoghi mitici delle
diverse civiltà che hanno tracciato la vera storia peruviana, le
piramidi dei Moche e la loro eccellente abilità nella
lavorazione dell’oro, le inspiegabili tracce e disegni zoomorfi
sulla sabbia lasciate dai Nazca più di duemila anni fa, fino
all’ultima grande ed effimera civiltà Inca che durò circa un
secolo e fu massacrata dai conquistadores nel 1500, gli Inca da
Cusco si espansero fino all’Equador, Bolivia e Chile innalzando
città di pietra di cui tuttora si ignora il metodo di
costruzione.
Dalla scoperta
del Nuovo Mondo c’è stata una continua invasione delle terre
sudamericane, all’inizio si è strozzato il respiro di questi
popoli con colpi di spada e di cannone e in seguito si sono
usate altre forme di sottomissione. I grossi disagi nella vita
di buona parte della popolazione peruviana sono chiaramente
visibili agli occhi di chi viaggia in questo paese. Non è
possibile tornare a casa e dimenticare tutto questo, come non è
possibile dimenticare i loro occhi scuri e curiosi, le bocche
che ridono a pieno anche senza denti, le belle musiche andine,
le donne coi vestiti coloratissimi pure in mezzo a tanta
miseria.
Sezioni CAI di
Oderzo, Pordenone, San Vito, Cervignano, Aviano, Spilimbergo e
Vittorio Veneto.
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