| Il
Notiziario
Intervista a Ezio Migotto
Iscritto da
cinquant'anni alla Sezione CAI di Pordenone.
a cura di Silvano Zucchiatti
Parlaci
degli inizi della tua adesione al CAI.
L’iscrizione risale al
1956 (allora ero un bambino di sei anni) e il merito è da
attribuire a mio zio Aurelio. Egli fu segretario della Sezione
dal 1946 al 1966 e ci teneva che provassi ad andare in montagna.
Per me ci fu subito grande entusiasmo, infatti riuscii a salire
in vetta all’Antelao (vedi foto), alla Marmolada, visitare molti
Rifugi tra i quali spicca per affezione il Rif. Pordenone. A
sedici anni ho frequentato il primo corso di roccia con Bepi
Faggian (indimenticabile maestro di alpinismo), Natale
Francescutti, Giorgio Salvador Longo e gli Scoiattoli di
Cortina. Con questi ultimi i contatti venivano tenuti da Don
Mauro Leorin, salesiano.
Il “Don Bosco” fu un vivaio per
il CAI, ci fu sempre osmosi e travaso di giovani, merito anche
dello Scoutismo. In quei primi anni di attività risale la mia
prima scalata al Campanile di Val Montanaia, fatta con gli
scarponi da sci.
Come
continuasti l’attività alpinistica?
Periodo di grande
interesse furono gli anni sessanta e settanta con la formazione
del GROP (Gruppo Rocciatori Pordenone); vennero realizzate molte
vie anche difficili, e si creò un bellissimo ambiente molto
solidale.Fu una fase di grande slancio operativo, si arrivò a
gestire d’inverno il Rifugio Pordenone. Nel cuore mi resta
soprattutto la Spedizione Sezionale del 1972 (prima e ultima
spedizione organizzata completamente dalla Sezione) ai monti del
Lazistan, una poco conosciuta Catena Caucasica in cui
realizzammo una trentina di prime salite, tutte riportate sulla
Rivista Mensile del CAI del 1973. Si trattò di una grande
avventura, con compagni magnifici e la totale immersione in un
ambiente incontaminato e primitivo nel quale orsi ed aquile la
facevano da padrone. Ricordo con nostalgia tutto ciò, in
particolare, i giorni trascorsi in quota in perfetta solitudine.
Cacciamo
via la modestia e segnalaci qualche via nuova e qualche
ripetizione di vie classiche.
Di vie nuove ne ho una
ventina, soprattutto nel Gruppo Spalti di Toro - Monfalconi. Le
più belle sono a Cima Toro, a Cima Giaeda, a Cima Merluzzo e
sulla Pala Grande.
Chi è interessato le può trovare descritte nel Berti (Dolomiti
Orientali Vol. II°). Ma quella volta si arrampicava a tempo
pieno, di giorno e anche la notte. Numerose le prime invernali,
allora erano tutte da fare.
Tra le vie classiche ricordo la Carlesso alla Torre Valgrande,
la Comici alla Cima Grande di Lavaredo, in Tofana la via Julia
ed il Pilastro, al Catinaccio la Steger e la Solleder al Sass
Maor, la Gilberti al Mangart e molte altre. Anche nelle Alpi
Centrali ho salito lo spigolo del Cengalo e del Badile. Nel
contempo ho fatto il corso per istruttore con Casarotto e
collaborato alla Scuola “Val Montanaia”.
Raccontaci
della Campana al Campanile di Val Montanaia.
Nell’ottobre 1976 si
dovette ripristinare la campana colpita da una folgore e
collocata a riposo nella sede del CAI a Pordenone. La copia era
perfetta e toccò a due alpinisti particolarmente allenati
l’incombenza di riportarla in vetta. Non dimentichiamo che il
1976 è l’anno del terremoto in Friuli.
Fu una bellissima giornata ed una serena arrampicata ad un
piacevole sole autunnale anche se era caduta già un po’ di neve;
compagno di corda fu Silvano Zucchiatti, che ricordò questo
episodio nel convegno tenutosi nel 2002 a Cimolais.
Sempre
nel 1976 qualche tempo dopo la posa della campana, ti capitò un
incidente…
Un banale incidente, una
breve caduta nella palestra di Dardago che, purtroppo, mi creò
gravi problemi alla gamba che tuttora mi porto dietro. Dopo
quella data le grandi imprese alpinistiche erano diventate
impossibili, però ho continuato ad andare in montagna con stile
diverso, vivendo in modo nuovo questo meraviglioso ambiente e
dedicandomi soprattutto alla dirigenza del mondo Scout.
Una
fase nuova della tua vita, quindi, ma certamente non passiva.
Dopo la laurea
all’Università di Padova mi sono dedicato all’insegnamento e
all’attenzione rivolta all’ambiente. La salvaguardia di quest’ultimo
è di primaria importanza. Il mio fiore all’occhiello è la Base
Scout di Bosplans, una struttura ricettiva che accoglie seimila
persone l’anno. Sono stato eletto amministratore comunale ad
Andreis e, per quattro anni, nel Direttivo del Parco Dolomiti
Friulane. In quest’ultimo incarico mi ha molto aiutato la
sensibilità acquisita al CAI. Ora mi occupo di ambiente urbano
oltre che montano.
Chiudiamo
questa intervista ricordando che Ezio è stato insignito del
Premio Papa Leone Magno per la difesa della Valcellina e della
Stella di Natale per il suo impegno educativo. Non ha voluto
dirlo perché è modesto, lo diciamo noi perché lo merita.
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