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Il
Notiziario
I Cento Anni della Ferrovia
Transalpina.
di Tito Pasqualis
Tra le valli
dell’Isonzo e della Sava si snoda la storica linea
ferroviaria di montagna che da Nuova Gorizia conduce a
Jesenice, importante centro di industrie siderurgiche della
Slovenia, ai piedi delle Alpi Caravanche. Una volta era
conosciuta come Ferrovia della Wochein, nome
tedesco (Bohinj, in sloveno) della zona alpina attraversata,
e costituiva il tratto meridionale della lunga Ferrovia
Transalpina che collegava Trieste, il maggiore porto
adriatico dell’Impero austro-ungarico, ai grandi poli
industriali centroeuropei. Oggi la percorrono treni di poche
carrozze che sfiorano scoscese pareti di roccia sopra ripidi
torrenti con cascate e pozze d’acqua smeraldine. Sono luoghi
dalla morfologia aspra che per molti aspetti ricordano le
nostre valli prealpine alle quali si possono ritenere vicini
anche per avere ospitato per alcuni anni Giacomo Ceconi
(1833-1910), indimenticabile figura di emigrante
imprenditore della Val d’Arzino. Egli dedicò gran parte
della sua operosa esistenza alla costruzione di strutture
ferroviarie nell’Impero e fu pure uno dei principali
artefici di quell’ardita strada ferrata che, a 100 anni
dalla sua apertura, vogliamo ricordare in queste pagine.
La prima linea
ferroviaria che interessò il territorio friulano fu la
Venezia-Udine che nel 1855 raggiunse Pordenone, stazione
capolinea in attesa del ponte sul Tagliamento. Nel 1857 arrivò a
Trieste la Ferrovia Meridionale o Südbahn
che collegò la città con Vienna, via Lubiana, Maribor e Graz. I
triestini accolsero con entusiasmo la ferrovia alla quale
dedicarono una popolare canzone dal ritmo ora lento, ora veloce,
che ricorda il movimento di una sbuffante vaporiera. Le parole
che sembrano solo giocose (“...e adesso che gavemo la strada
ferata / la boba in pignata mai più mancherà…”), ma che,
invece, manifestano le concrete speranze riposte sulla
Meridionale ritenuta un essenziale fattore di progresso per
la città. E in effetti nel giro di pochi anni il traffico da e
per il porto di Trieste aumentò in misura considerevole.
Nel 1866 mutò
l’assetto geopolitico del Friuli che a est divenne territorio di
frontiera. Impero e Regno d’Italia seguirono separati programmi
di sviluppo delle proprie reti ferroviarie di confine. Da parte
italiana, nel 1879 fu inaugurata la Ferrovia Pontebbana
che unì Udine a Pontebba, dove essa si connetteva alle ferrovie
austriache. Tra Otto e Novecento la rete ferroviaria friulana si
infittì con alcune linee minori, come la Ferrovia della
Carnia (1910) e, nel Friuli occidentale, tra le altre, la
Casarsa-Pinzano-Gemona (1914) e la Sacile-Pinzano
(1930).
La Ferrovia della
Wochein, sopra ricordata, fu realizzata tra il 1901 e il
1905 e per essa fu costruita a Trieste la nuova stazione di
Sant’Andrea o Campo Marzio. La linea passa per Sesana e
Prevacina e arriva alla stazione di Nova Gorica, già Gorizia
Montesanto. Da qui i treni (uno parte alle 11,18 con lo stesso
orario di 100 anni fa!) seguono il solco dell’Isonzo fino a
Santa Lucia (Most na Soči), scavalcano l’Idria e serpeggiando
raggiungono Podbrdo (Piedicolle, 508 m s.m) sulla testata
dell’angusta valle della Bača (Baccia) limitata dalla catena del
Vogel (1922 m) e del Črna Prst (1844 m), a nord, e dai monti
Porezen (1630 m) e Kojka (1303 m), a sud. A Piedicolle, piccolo
villaggio che nel 1919 divenne stazione di confine tra i Regni
d’Italia e di Jugoslavia, la linea ferroviaria penetra nel monte
Kobla dove supera lo spartiacque con il bacino della Sava; torna
alla luce a Bohinjska Bistrica e prosegue fino a Jesenice.
Questa ferrovia ha
richiesto la costruzione di notevoli opere di ingegneria: ponti,
viadotti, muri di sostegno e oltre 30 gallerie grandi e piccole,
di cui quella del Kobla è la più significativa: è lunga 6339
metri ed è predisposta per due binari, anche se la linea è a
binario semplice. La costruzione delle gallerie e delle linee di
accesso fu affidata alla ditta di Giacomo Ceconi, che sui
giornali austriaci dell’epoca veniva definito “uno dei più
arditi impresari di opere ferroviarie nell’Impero”. I lavori di
scavo furono resi difficili dalle precarie condizioni statiche
delle rocce. Alcune frane provocarono anche delle vittime che il
Ceconi volle ricordare con un grande cippo di marmo nero eretto
sul sagrato della chiesa di Piedicolle, dove si trova ancora
oggi. L’ultimo diaframma di roccia fu abbattuto il 31 maggio
1904, ma i lavori continuarono nel vicino traforo di Obrne, che
è lungo 1395 m e precede il lago di Bled e la cittadina omonima,
la più famosa stazione climatica della Slovenia. In questa
galleria il primo treno passò l’11 novembre 1905, esattamente
cento anni fa; l’inaugurazione della Transalpina nella
sua interezza avvenne il 19 luglio 1906. Per Giacomo Ceconi il
giorno inaugurale fu anche una festa d’addio, poiché quella fu
l’ultima sua opera all’estero. Egli trascorse i pochi anni che
gli rimasero da vivere nella villa-castello di Pielungo, dove
continuò a seguire attivamente la gente della valle. Morì a
Udine il 18 luglio 1910 e fu sepolto in paese nella tomba di
famiglia dove ancora oggi riposa.
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